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Ghiaroni “Pelloni non difende la tenuta del suo territorio”

“E’ evidente che la comunità vignolese non è il primo dei suoi pensieri”: il segretario del Pd di Vignola Andrea Ghiaroni risponde al quasi ex-sindaco Simone Pelloni che si sente in diritto di dare “pagelle” alle possibili alleanze delle opposizioni in vista delle elezioni, ma non pensa di dover difendere gli ottimi risultati ottenuti nella lotta alla pandemia dalle Cra del suo territorio. Ecco la dichiarazione di Andrea Ghiaroni.

“Non ha ancora ufficializzato la sua scelta tra le poltrone di primo cittadino e quella di consigliere regionale per sfruttare fino all’ultimo la visibilità che gli viene dall’essere sindaco di una realtà importante come Vignola, ma, nel contempo, si allinea ai diktat regionali della Lega senza pensare nemmeno di provare a difendere le eccellenze del suo territorio. Il quasi ex-sindaco Pelloni si conferma “cerchiobottista” come la sua carriera politico-amministrativa ha ampiamente dimostrato.

Mentre il commissario ad acta per la lotta all’epidemia di Covid-19 Venturi plaude all’Asp di Vignola per non aver registrato contagi né tra gli ospiti né tra gli operatori, Simone Pelloni sottoscrive una interrogazione del Gruppo regionale della Lega che parla di situazione nelle Cra “fuori controllo e devastante per il numero di decessi”. Avrebbe potuto almeno provare a sottolineare l’efficacia delle buone pratiche adottate nell’Unione Terre di Castelli o quantomeno avrebbe potuto rifiutarsi di firmare un atto che, così come concepito, non discrimina tra situazioni oggettivamente diverse.

E’ evidente che la comunità vignolese non è il primo dei suoi pensieri: non lo è stato quando ha lavorato per fare il salto da vice-sindaco a sindaco, non lo è stato quando ha deciso di lasciare pure questo incarico per un altro anche maggiormente remunerato. E nel frattempo non tralascia di dare “pagelle” alle possibili alleanze costruite dall’opposizione in vista della prossima tornata elettorale, ancora una volta “anticipata” grazie al suo operato.

Il Partito democratico lavora per costruire un progetto amministrativo che guarda alla Vignola del futuro e poggia su una grande comunità di intenti. Non ci sono ancora stati contatti con Smeraldi, ma c’è piena disponibilità a ragionare con tutti coloro con cui possiamo condividere valori e progettualità. E’ ora di garantire una vera prospettiva di crescita per la nostra città, per i nostri giovani e per le nostre imprese”.

Vignola, Pd e Vignola Cambia “Pelloni cosa aspetta a decidere?”

I Gruppi consiliari Pd e Vignola Cambia stigmatizzano il fatto che neppure nella seduta del Consiglio comunale di Vignola di martedì 14 aprile il sindaco Pelloni ha comunicato la sua scelta tra la poltrona di primo cittadino e quella di consigliere regionale. Ecco la loro nota congiunta:

“Prendiamo atto, a seguito del Consiglio comunale svoltosi martedì sera, che il sindaco Simone Pelloni, eletto consigliere regionale nell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna il 26 gennaio scorso, non ha ancora espresso alcuna opzione riguardo la carica che intende conservare (sindaco o consigliere regionale, stante la palese incompatibilità tra le due), nonostante fosse stato invitato a adempiere da questo stesso Consiglio nella seduta del 24 marzo.

Pur riconoscendo che la procedura fin qui seguita è conforme a quanto previsto dal Testo unico degli Enti locali, riteniamo incomprensibile e altamente inopportuna la scelta – o meglio, non-scelta – del sindaco Pelloni. L’Amministrazione comunale di Vignola necessità di chiarezza e non di un vertice “bifronte”, diviso tra un quasi-non-più-sindaco e un non-ancora-sindaco. Troviamo poi stonata l’affermazione di Pelloni, pronunciata martedì sera in Consiglio, per cui non avrebbe optato e atteso fino all’ultimo giorno utile per poter partecipare alla prossima seduta, prevista il 4 maggio, e poter votare così il rendiconto d’esercizio 2019: viene da chiedersi se un atto fondamentale per il Comune è calendarizzato solo in funzione dei desiderata del sindaco uscente, che comunque avrebbe già avuto modo di presentare adeguatamente alla cittadinanza il proprio bilancio di “mezzo” mandato, senza bisogno della “vetrina” di un ulteriore Consiglio.

Non è nostra intenzione fare polemica, specialmente in questa fase di emergenza, ma è evidente che tutta questa fase è stata gestita in maniera confusa e strumentale. Ci auguriamo di essere comunque giunti alla fine di questo infinito percorso: dopo oltre tre mesi dalle elezioni regionali crediamo che sia ora di voltare pagina con nettezza e senza tentennamenti”.

METODO PELLONI, OVVERO CONFONDERE LE ACQUE

Il Gruppo consiliare del Pd di Vignola interviene sulle affermazioni del sindaco Pelloni circa i finanziamenti per la scuola.

Le dichiarazioni del sindaco Pelloni in merito ai finanziamenti sbloccati per la manutenzione delle scuole medie Barozzi, apparse lunedì sui giornali locali, sono inaccettabili, nel metodo e nel merito. 
Spiace che il sindaco di Vignola mostri così poco rispetto per le minoranze consiliari, esercitandosi in un dileggio che non fa onore a lui e alla carica che ricopre: già in un’altra occasione avevamo stigmatizzato un simile comportamento, ma evidentemente Pelloni non ritiene di cogliere questo semplice suggerimento di buona creanza politica. D’altra parte, non basta il semplice consenso per assumere un’autentica statura istituzionale.

È poi assolutamente inopportuna l’insinuazione contenuta nelle sue affermazioni per cui l’opposizione “farebbe il tifo” contro Vignola: ci siamo sempre augurati che si potesse trovare una soluzione al tema della scuola media, sia che si trattasse di una nuova costruzione, sia che si sviluppasse l’ipotesi di reperire gli spazi altrove (il gruppo di minoranza PD ha più volte dimostrato di avere proposte fattive); avevamo però sollevato perplessità per come era stata gestita la vicenda dei 420.000 euro provenienti dai mutui BEI, esprimendo le nostre reiterate preoccupazioni nella sede opportuna, ovvero il consiglio comunale, già alcuni mesi fa. Pelloni non fa altro che confondere le acque, perché sa benissimo che allora, secondo le norme vigenti, se non si fosse proceduto alla costruzione di una nuova scuola il finanziamento sarebbe stato perso, e questo solo per un eccessivo attendismo dell’amministrazione, non certo per colpa delle minoranze.

Siamo soddisfatti, in ogni caso, che si sia riusciti a trovare una soluzione al problema, un merito che va ascritto in primo luogo alla Provincia e alla Regione, e ci auguriamo che adesso si possa procedere con celerità all’avvio degli interventi previsti. Non possiamo però evitare, in questa occasione, di sottolineare ancora una volta come sia totalmente assente, da parte delle Giunta, una visione politica compiuta e di lungo periodo sulla governance del sistema scolastico a tutto tondo, cosa ancora più sconcertante se si pensa che Pelloni ha la delega all’Istruzione nell’Unione Terre di Castelli. Questa vicenda, come quella dell’ampliamento del polo delle superiori, dimostra una volta di più l’inerzia di questa maggioranza, che procede grazie all’intraprendenza e al lavoro di altri enti.

Polizia municipale, la confusione regna sovrana in giunta

La sera di mercoledì 11 ottobre si è tenuta la seduta della prima Commissione consiliare che aveva all’ordine del giorno, come concordato durante l’ultimo Consiglio comunale, due punti sostanziali per la decisione dell’Amministrazione comunale di Vignola di recedere dal Corpo unico di Polizia municipale dell’Unione Terre di Castelli: l’audizione dei rappresentanti sindacali degli operatori (CGIL, CISL, SIOLPOL, SULPL), e la discussione del progetto definitivo di organizzazione del servizio su Vignola. 

Cosa dicono i rappresentanti degli agenti di polizia municipale?

Occorre sottolineare, innanzitutto, come quasi tutte le rappresentanze dei lavoratori (con la parziale eccezione del sindacato SIOLPOL) hanno mostrato forti preoccupazioni e perplessità circa la decisione della Giunta Pelloni. Tutti hanno evidenziato la mancanza di un progetto chiaro e concreto su cui confrontarsi, così come desta forte preoccupazione l’uscita di Vignola dal servizio in ordine ai futuri assetti gestionali e istituzionali dell’Unione. La revoca di una funzione così importante, hanno ribadito i sindacati, non è una risposta efficace ai problemi, che pure ci sono, specialmente in un momento in cui gli orientamenti nazionali e regionali spingono per una sempre maggiore integrazione dei servizi.

La reticenza del sindaco

Apprezziamo la volontà dell’Amministrazione di confrontarsi con i lavoratori in questa fase, e valutiamo positivamente l’audizione dei rappresentanti sindacali in Commissione: il problema è che questo confronto giunge in ritardo, e soprattutto si svolge sul nulla, dal momento che né ai consiglieri, né ai lavoratori è stato ancora consegnato un progetto definitivo da poter discutere. Se non altro, adesso sappiamo – in base alle dichiarazioni rese dallo stesso sindaco durante la seduta – che il nuovo progetto (il quale dovrebbe comprendere pure la convenzione con Savignano, ma anche questo non è chiaro) è curato dal dott. Paolo Cavazzoli: peccato che il primo cittadino ancora si rifiuti di dire chi abbia redatto il progetto originario, l’unico in possesso dei consiglieri e pubblicamente esposto nella seduta del Consiglio di mercoledì 27 settembre, nonostante gli sia stato domandato più volte. Una reticenza, quella del sindaco, ingiustificabile ed estremamente grave.

La giunta Pelloni (da sinistra: A. Pasini; M. Venturi; S. Pelloni; R. Amidei; F. Massa)

La seduta della Commissione non ha chiarito i dubbi

La Commissione, infine, non è riuscita a sanare le numerose criticità e preoccupazioni emerse dalla lettura del progetto “tipo”, anzi, se possibile le ha addirittura aggravate: ancora oggi non abbiamo i dati precisi sulla possibile spesa futura, anche se occorre segnalare come, rispetto a un primo momento, la Giunta abbia riallineato i costi a quelli indicati nella vituperata relazione tecnica del comandante Venturelli e dei dirigenti Canossi e Chini; il sindaco non ha fornito rassicurazioni in merito a possibili esuberi, su come verranno redistribuiti gli agenti una volta revocata la funzione all’Unione, sulle premialità e il salario accessorio (che, bisogna rammentargli, difficilmente potrà essere più generoso); il sindaco, inoltre, continua a garantire futuri investimenti nel servizio, soprattutto per quanto riguarda le assunzioni: è consapevole (e lo ha spiegato a dipendenti e cittadini) che gli spazi occupazionali del Comune di Vignola riguardano tutto l’ente, e che per coprire i posti mancanti a causa dell’uscita dall’Unione sarà costretto a lasciare scoperti e sottorganico altri uffici e servizi? Insomma, dopo la Commissione siamo rimasti con una sola certezza: la confusione regna sovrana nella nuova Amministrazione vignolese.

Una scelta preoccupante: Vignola fuori dal Corpo unico di polizia municipale

Il percorso sembra ormai tracciato: Vignola uscirà dal Corpo unico di polizia municipale dell’Unione Terre di Castelli. Una decisione che rischia di avere pesanti ricadute sull’erogazione dei servizi e sui costi che dovranno sostenere in futuro le casse comunali. Il sindaco Pelloni dovrà rispondere a numerose domande, che non mancheremo di porgli nelle sedi opportune. La nota del gruppo consiliare del Partito Democratico:

In questi giorni abbiamo letto con preoccupazione le dichiarazioni del sindaco di Castelvetro Fabio Franceschini, titolare della delega alla sicurezza in Unione Terre di castelli, che ha denunciato l’intenzione della nuova giunta di Vignola di uscire dal Corpo unico di polizia municipale. Volontà confermata solo poche ore più tardi, quando è stata convocata per il 18 settembre p.v. una commissione consiliare con, all’ordine del giorno, il recesso dalla convenzione per la gestione associata del servizio.

Non è la prima volta che il sindaco Pelloni, e la compagine di centrodestra che lo sostiene, avanza una proposta del genere: già nella scorsa consiliatura, quando ricopriva la carica di vicesindaco, aveva lavorato per raggiungere un simile obiettivo, scongiurato in extremis da un accordo fra tutti i sindaci dell’Unione. Oggi ci riprova, forte della sua maggioranza, ma le condizioni che avevano sconsigliato all’allora sindaco Smeraldi di procedere su questa strada non sembrano essere venute meno, anzi!

Come gruppo consiliare del Partito Democratico esprimiamo tutta la nostra preoccupazione e contrarietà per una decisione politica che rischia di avere pesanti ricadute sulla qualità dei servizi erogati alla collettività e sui costi che una simile impresa farebbe ricadere sulle casse comunali. La sicurezza è un tema delicato e importante, che i cittadini avvertono come estremamente sensibile, e non può essere trattato con superficialità o, peggio, come strumento di mera propaganda a fini politici.

Inoltre, lascia perplessi l’ambiguità sull’argomento dimostrata dal sindaco Pelloni, il quale in campagna elettorale si era ben guardato dal prospettare una simile ipotesi, e che adesso, invece, con un’incredibile e frettolosa giravolta, decide di assumere una scelta estremamente saliente sia per l’amministrazione comunale che per l’Unione Terre di Castelli; a ciò si aggiunge il fatto che tale scelta, che incide sull’assetto di una delle maggiori funzioni trasferite all’Unione, è sopraggiunta prima ancora di aver presentato le linee programmatiche di mandato a tutto il consiglio comunale.

Abbiamo già effettuato un accesso agli atti per andare a fondo della questione, e capire, dati alla mano, le ragioni che spingono la giunta Pelloni verso una simile scelta. Il sindaco dovrà rispondere a numerose domande, che non mancheremo di porgli nelle sedi opportune: come pensa di gestire i servizi da qui in avanti, con quali coperture finanziarie e con quanto personale? Come intende assicurare il maggior presidio da parte delle forze dell’ordine sul territorio, tanto sbandierato in campagna elettorale? Quali obiettivi (di sviluppo) pensa di raggiungere e soprattutto quale sarà il destino, a questo punto, del Polo della sicurezza?

I primi cento giorni di questa giunta lasciano sbalorditi ed increduli, per scelte che appaiono orientate a misurare la distanza dalle altre amministrazioni, anziché al miglioramento dei servizi per lo sviluppo del territorio e a tutela della comunità.