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Una modesta proposta/1: la cittadinanza onoraria ai bimbi stranieri nati in Italia

La legge di riforma della cittadinanza giace in Senato da due anni, e non è garantito che si riesca ad approvarla entro il termine della legislatura. Sosteniamo convintamente il progetto di riforma, e in attesa che la situazione si sblocchi, proponiamo un atto simbolico ma al tempo stesso molto concreto: conferire la cittadinanza onoraria ai bimbi nati in Italia da genitori stranieri che risiedono legalmente nel territorio di Vignola. 

Una legge equilibrata

La legge di riforma della cittadinanza giace da due anni in Senato, dopo essere stata approvata alla Camera. C’è ancora una flebile fiammella di speranza che la legge possa essere approvata. Conosciamo bene gli eventi che negli ultimi tempi hanno reso l’opinione pubblica italiana ed europea guardinga, quando non apertamente ostile, nei confronti delle migrazioni: l’ondata di rifugiati dai conflitti; l’aumento della pressione migratoria dal continente africano; il diffondersi degli attacchi terroristici; la crisi economica non ancora appieno riassorbita. Questi processi hanno nutrito l’avversione crescente per le forze della globalizzazione; hanno rafforzato i nazionalismi, i regionalismi, i localismi, i nativismi; hanno esaltato le pulsioni xenofobe e razziste. Al punto che prender partito per una ragionevole revisione della normativa sulla cittadinanza è apparso un atteggiamento pericoloso sotto il profilo del consenso dell’opinione pubblica e dell’elettorato. Il travisamento dei fatti è riuscito a far credere a larga parte del pubblico che basti nascere in Italia per ottenere la cittadinanza, ignorando le tante condizioni restrittive che ne circondano la concessione. La legge in discussione è frutto di bilanciamenti e di compromessi, è sicuramente perfettibile e non soddisfa pienamente – tra le persone ragionevoli – né i più prudenti né i più generosi. Ma è una buona legge, che viene incontro alle aspettative di un gran numero di famiglie e di giovani e giovanissimi, che vivono in Italia con l’intenzione di continuare a viverci e di farne la loro patria adottiva. La teoria, ma anche l’osservazione empirica, oltreché il buonsenso, suggeriscono che la buona integrazione, l’inclusione, la piena partecipazione alla vita sociale sono fattori che rendono le migrazioni un gioco a somma positiva. La normativa sulla cittadinanza è uno strumento assai utile per ottenere questo fine e, pur con alcune criticità, la legge in questione va nella giusta direzione.

Cosa dice il disegno di legge?

Il testo di legge propone di espandere i criteri per ottenere la cittadinanza italiana e riguarda soprattutto i bambini nati in Italia da genitori stranieri (o arrivati in Italia da piccoli); la nuova legge, lungi dal riconoscere l’acquisto automatico della cittadinanza per effetto dello ius soli c.d. puro (per la sola nascita nel territorio dello Stato), come avviene negli Stati Uniti, in Canada e molti Paesi dell’America meridionale, ma privo di riconoscimento all’interno dell’Unione Europea, introduce due nuovi criteri per ottenere la cittadinanza prima dei 18 anni: lo ius soli temperato e lo ius culturae; lo ius soli temperato prevede che il bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni, e se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’U.E., deve aderire ad altri tre parametri:

  • deve avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
  • deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
  • deve superare un test di conoscenza della lingua italiana;

per effetto dello ius culturae, potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno 5 anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie); ragazzi nati all’estero ma che arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.

La nostra proposta: cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia da genitori stranieri

Nell’attesa che si concretizzi la riforma della cittadinanza (ci auguriamo entro il termine della legislatura), pensiamo che le istituzioni locali, particolare i comuni, che sono titolari della funzione relativa all’anagrafe civile, possano fare qualcosa. Magari nulla di realmente sostanziale, ma anche solo un piccolo gesto simbolico può significare molto per chi vive in Italia da quando è nato e si sente a tutti gli effetti membro della nostra comunità. Per questo, abbiamo presentato una mozione, da discutere nel prossimo consiglio, con cui chiediamo all’amministrazione, oltre a sostenere, per quanto di competenza, la proposta di legge sullo ius soli, e a favorire una cultura della tolleranza e dell’accoglienza, anche di mettere in campo un’azione concreta: sulla scia di quanto avviene già in altri comuni italiani (tra cui, vicino a noi, Spilamberto), conferiamo la cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia da genitori stranieri. Un gesto simbolico, come dicevamo, ma che racchiude tanto: non solo l’attenzione e la cura con cui le istituzioni accolgono chi non ha scelto dove nascere, ma anche l’invito e l’aiuto a integrarsi pienamente nel nostro Paese e nella nostra cultura, per far sentire questi bambini e queste bambine finalmente accettati come parte della nostra comunità.

Qui è possibile leggere il testo della mozione che abbiamo depositato:

Cittadinanza onoraria

 

TANTO RUMORE PER NULLA: APPROVATO UN EMENDAMENTO PD CHE RENDE PIU’ TRASPARENTI E IMPARZIALI LE NOMINE DEL SINDACO

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Iniziamo dalle cose belle, perché è giusto così. Martedì sera, alle 20.00, poco prima dell’inizio del consiglio comunale, è stata conferita la cittadinanza italiana a tre cittadini albanesi, che da questo momento entrano a far parte, a pieno titolo, della nostra comunità. È stata una cerimonia sobria ma intensa, e i nostri tre nuovi concittadini hanno tradito, in più di un passaggio, la loro emozione.

I consiglieri del Partito Democratico – Giancarlo Gasparini, Niccolò Pesci, Federico Clò e Antonia Zagnoni, tutti presenti – hanno assistito alla cerimonia con soddisfazione e (anche) commozione. Antonia Zagnoni, che uno di quei neo-cittadini l’ha conosciuto a scuola, come tutor degli studenti, dice: “La mia è stata un’emozione riflessa, di rimando all’emozione che sentivo nelle parole e nei gesti di chi, dopo un travaglio personale e materiale, può leggere finalmente la formula del giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana, il suo, il nostro Paese. Mi sono trovata a pensare se un tal sentimento era veramente condiviso dagli esponenti di quella parte politica che ora siedono in consiglio e in giunta, che hanno rinunciato al simbolo della Lega pur essendone ancora i sostenitori per entrare a far parte della coalizione di liste civiche che solo a queste e ad altri compromessi avrebbero potuto sfidare con possibilità di successo il nemico da abbattere, il PD.

Proprio coloro che abbandonarono l’aula consiliare quando vennero proposte iniziative di maggior coinvolgimento della cittadinanza nei confronti degli stranieri residenti a Vignola”.

Effettivamente, ad assistere alla cerimonia non mancava il vecesindaco Pelloni, che in più di un’occasione, nella scorsa legislatura, si era scagliato contro le comunità di stranieri presenti sul nostro territorio.
Ma prendiamo atto, con sollievo, che ha finalmente abbandonato il leghismo ruspante degli inizi, nonostante i malumori che iniziano già a palesarsi tra alcuni ex-candidati della sua lista.

La seduta del consiglio comunale, iniziata alle 20.30 e presieduta dalla vicepresidente Nadia Piseddu (il presidente Sirotti è in ferie, così come il consigliere di Vignola Cambia Smerieri; non ci sono notizie invece dell’assessore Ciardullo) presentava ben 12 punti all’ordine del giorno. In realtà, molti di questi erano semplici atti d’ufficio: dalla nomina dei capigruppo all’aggiornamento del catasto delle aree attraversate dal fuoco, dalla costituzione delle commissioni consiliari al recepimento di alcune modifiche delle Norme Tecniche di Attuazione al PRG vigente (semplici variazioni lessicali predisposte dalla Provincia, e che vanno nella direzione di una maggiore omogeneità e semplificazione delle procedure).

Parrebbe un atto d’ufficio anche la comunicazione del presidente del Consiglio relativa agli incarichi affidati da quest’ultimo ai consiglieri Smeraldi e Grandi in materia di istruzione e gemellaggio. Ma il Partito Democratico, in questa occasione, ha deciso di alzare la mano e far sentire la sua voce.

“Nessuno contesta la legittimità dell’atto del sindaco – dice Niccolò Pesci  – che, a norma di legge, ha il potere di conferire particolari incarichi di studio e ricerca ad alcuni consiglieri. Ma il punto non è questo. Il punto è l’opportunità politica di una simile nomina: come Partito Democratico ci domandiamo se sia politicamente opportuno che il sindaco conferisca un incarico particolare direttamente alla figlia. La nostra risposta è no”. Gli interventi dei consiglieri di maggioranza non sembrano, in effetti, cogliere la questione: tutti si schierano a difesa della Chiara e delle sue capacità (mai messe in discussione) e della legittimità del decreto firmato da Smeraldi (anche questo non è mai stato in discussione). Da ultimo, pure il sindaco ha voluto ribadire la perfetta legittimità della sua decisione, richiamando a sostegno una sentenza del Tar della Toscana del 2004. “Che si possa conferire una delega su temi specifici a un consigliere non era oggetto di discussione – ribadisce Antonia Zagnoni, che da insegnante di Diritto ha eseguito una ricerca in proposito –  C’è una disposizione statutaria che lo afferma (in tutti i Comuni, in quello di Vignola è previsto all’art. 21, punto 7). Il fatto che abbiano insistito (sindaco, assessori, consiglieri e lo stesso segretario comunale che ha parlato di acquisizione del diritto soggettivo di ricevere l’incarico in qualità di consigliere) sul fatto della legittimità, senza mai entrare nel merito e affrontare il problema posto dell’opportunità politica, è la dimostrazione che hanno voluto aggirare l’ostacolo perché non ci sono pezze d’appoggio o giustificazioni a quello che è prima di tutto un problema di sensibilità, correttezza e ancor prima buon senso”.

“Non si può negare che adesso Chiara Smeraldi si trovi in una posizione particolare”, prosegue il capogruppo Giancarlo Gasparini  “un po’ più di un consigliere e un po’ meno di un assessore. E la cosa singolare è che sia stata comunicata al consiglio questa decisione del sindaco proprio in concomitanza dell’approvazione degli indirizzi generali per le nomine negli enti e nelle aziende partecipate dal comune. Indirizzi che vietano al sindaco di indicare parenti fino al quarto grado. Certo, si tratta di due atti diversi. Ma, politicamente, stridono”. E in questa occasione il PD non ha mancato di essere propositivo avanzando modifiche alla delibera in oggetto. “Abbiamo proposto un emendamento” continua Gasparini, “che in sostanza introduce un ulteriore passaggio prima della nomina da parte del sindaco: un comitato, composto da tre membri autorevoli e indipendenti, che vaglieranno i curricula dei candidati e proporranno una rosa di nomi al sindaco. In questo modo rafforziamo il principio di equità, imparzialità e trasparenza nelle nomine politiche di competenza del sindaco”.

L’emendamento ha trovato appoggio da parte di tutto il consiglio e la delibera è stata approvata. “È curioso” conclude Gasparini, “come sia stato necessario questo partitone grigio burocratico per introdurre una norma di assoluto buon senso nella gestione della cosa pubblica. Se fosse stato per le civiche, avremmo approvato le stesse indicazioni di cinque anni fa. Come dire: tanto rumore per nulla”.

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Novità in materia di edilizia e lavori pubblici

Nei giorni scorsi sono stati approvati alcuni importanti atti dalla Giunta Regionale dell’Emilia Romagna e dalla Conferenza Stato-città in materia di edilizia, appalti pubblici e semplificazione degli strumenti di pianificazione territoriale.

Ecco qui tutte le informazioni utili:

Modulistica unificata per l’edilizia

Appalti pubblici

Atto di coordinamento tecnico regionale per la semplificazione degli strumenti di pianificazione territoriale

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Pd Vignola “Il Comune deve fare gli interessi di tutti i cittadini”

“Perché un Comune convinto di aver applicato correttamente le norme, dovrebbe cercare un accordo al ribasso?”.
Il Pd di Vignola risponde al sindaco Smeraldi che, di fronte alla sentenza che impone al Comune la restituzione di una piccola quota di oneri di urbanizzazione ad alcune immobiliari, si domanda come mai la precedente amministrazione non abbia cercato una transazione.
Ecco la dichiarazione a firma Pd Vignola:

“Qualsiasi Amministrazione comunale che si rispetti ha il dovere di applicare le norme e farle rispettare per difendere l’interesse pubblico. Seguendo questo principio negli anni scorsi il Comune di Vignola è riuscito a risparmiare e a incassare milioni di euro che altrimenti sarebbero mancati dal bilancio comunale. Commentando la recente questione dei rimborsi di una piccola parte di oneri di urbanizzazione che alcune imprese avrebbero ingiustamente versato al Comune, ci preme sottolineare come tali imprese in un primo momento si erano rifiutate di pagare quanto dovuto, costringendo il Comune e i suoi legali a difendere l’interesse pubblico. Se poi successivamente si è appurato che, per esempio, al posto di 400 mila euro avrebbero dovuto versarne 360 mila non vediamo il problema, il Comune ne restituirà 40 mila, la giustizia serve a questo. Ma almeno 360 mila sono entrati, come stabilito dalle sentenze. E’ condivisibile che un sindaco si impegni a limitare le spese legali, ma esse non sono mai inutili se consentono di recuperare denaro producendo un saldo attivo per le casse comunali e di affermare comunque la legalità. E’ preoccupante che il sindaco Smeraldi affermi di non comprendere le motivazioni che abbiano impedito al Comune di cercare in passato una transazione, perché questo atteggiamento espone il Comune a perdite quasi certe; quale sarebbe stata infatti all’inizio la giusta cifra su cui transare? La metà? I due terzi? Il Comune ci avrebbe comunque rimesso rispetto agli esiti della sentenza. Perché un Comune convinto di aver applicato correttamente le norme dovrebbe cercare un accordo al ribasso? E come si comporterà Smeraldi di fronte alle prossime violazioni delle norme? Cercherà sempre una transazione con la scusa di abbattere le spese legali, magari facendo rimettere dei soldi al Comune o difenderà con convinzione i propri atti? E se la questione dovesse di nuovo riguardare un suo assessore cosa farà? Ci auguriamo che Smeraldi impari dai suoi predecessori a fare gli interessi di tutti i cittadini vignolesi senza guardare in faccia a nessuno, con la sola convinzione di far applicare la legge e con la consapevolezza che a lui e alla sua Giunta sia ben chiara la differenza tra interesse pubblico e interesse privato”.

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Alcune riflessioni dopo il primo consiglio comunale

Sabato 21 giugno si è tenuto il primo consiglio comunale di questa nuova legislatura, che vede il Pd all’opposizione. L’occasione era certamente importante e, usando una immagine calcistica, gli spalti erano gremiti. Il pubblico rispecchiava la grande coalizione che ora guida il nostro Paese: si potevano notare esponenti della sinistra estrema sedere e conversare amabilmente con esponenti della Lega e sostenitori di Forza Italia.

Dopo il giuramento del sindaco si è proceduto alla presentazione della giunta, rappresentazione vivente del manuale Cencelli. Insomma, un po’ a te per la fedeltà, un po’ anche a te che hai convinto un bel numero di elettori, e anche lei  che con le sue allettanti promesse elettorali ha ottenuto un bel credito di voti.

A parte l’ironia, vedremo con il passare del tempo il valore e le capacità degli assessori. Vedremo se questo mix di culture politiche diverse riuscirà a fare di un minestrone un primo equilibrato e sostanzioso. Ce lo auguriamo per la nostra città, che ha bisogno di decisioni rapide, condivise e soprattutto efficaci. La crisi economica non la si affronta solo a Roma, ma anche con quegli atti che ogni giorno un sindaco e una buona giunta interpretano per il loro territorio e per i bisogni emergenti di una comunità complessa come la nostra.

Un discorso a parte meritano i “vice assessori”, ma ne parleremo più avanti. Il sindaco, dall’alto della sua posizione, ha insistito fino all’ultimo nel cercare il voto sulle figure istituzionali del presidente del consiglio comunale e del vicepresidente. Sul primo ci siamo astenuti, votando scheda bianca, perché questa figura istituzionale dovrebbe essere condivisa con tutti i rappresentanti del consiglio, ma nel nostro caso è stata annunciata prima sui giornali e poi ai consiglieri di minoranza. Dunque non poteva esserci il nostro voto favorevole. Ci hanno immediatamente ricordato che anche noi nella scorsa legislatura abbiamo commesso lo stesso fallo. Ma, come abbiamo più volte ricordato, non è che un arbitro che fischia un rigore inesistente sia da giustificare perche per compensazione ne concede un altro alla squadra che ha danneggiato. Sono due errori e non si compensano. Dunque, la posizione del Pd era di non votare il loro presidente del consiglio Marco Sirotti per questo motivo esclusivamente politico-istituzionale, e non per un giudizio negativo sulla persona del presidente. Un discorso a parte merita invece la scelta delle minoranze di individuare nella rappresentante del Movimento 5 stelle, Nadia Piseddu, il vicepresidente del consiglio comunale. Una forza politica come questa, sebbene condividiamo solo in minima parte i loro programmi e le loro idee, riteniamo che debba essere valorizzata con questa scelta istituzionale.

Abbiamo poi votato i rappresentanti del consiglio in seno all’Unione Terre di Castelli. Il Pd, come nelle altre legislature, ha sempre scelto i consiglieri basandosi sui criteri delle competenza in materia e perciò ci è sembrato scontato nominare l’unica insegnate che abbiamo tra le nostre fila: Antonia Zagnoni. Il secondo componente è Enrico Bazzani, rappresentante della lista civica La Vignola che vogliamo, terza forza politica in consiglio comunale. Come supplenti sono poi stati individuati Federico Clò e Niccolò Pesci.

Al termine si sono verificato alcuni eventi curiosi, durante il momento denominato “la parola ai cittadini”, che hanno causato un certo imbarazzo.

È da statuto che, nel corso del consiglio comunale, il pubblico non possa intervenire ma, coerentemente con quanto affermato in campagna elettorale, il sindaco ha voluto lasciare la parola ai cittadini. Sarebbe stato formalmente corretto se i funzionari del comune di Vignola, che dovrebbero verificare il corretto svolgimento dei momenti istituzionali, si fossero alzati e avessero lasciato la sede fisica del consiglio. Ciò non si è verificato, probabilmente per sola disattenzione.

Sinceramente imbarazzante l’intervento del presidente del consiglio di circolo (figura istituzionale super partes) che, ringraziando giustamente per l’interessamento del sindaco sul problema della mancata assegnazione dell’insegnante a una classe di “tempo pieno” alle scuole Mazzini, all’inizio del suo discorso ha ringraziato anche l’assessore alla scuola (riferendosi implicitamente a Chiara Smeraldi). Sappiamo tutti della gaffe istituzionale commessa dal sindaco nei giorni scorsi, che ha conferito due deleghe trasformate poi in incarichi di studio a Chiara Smeraldi e Claudia Grandi.

Gli attenti osservatori, che vedono tutto e notano tutto, in questo caso non c’erano e se anche ci fossero stati non hanno sentito. Quindi buonanotte suonatori. Il presidente del consiglio invece ha sentito benissimo e, guardando le minoranze, ha subito precisato che era un errore. Certo presidente, è sicuramente un errore, come hanno compiuto un altro errore i giornalisti a scrivere una settimana prima della sua elezione che lei sarebbe stato il nuovo presidente del consiglio, e altro imperdonabile errore è stato commesso da tutta la stampa che non ha compreso che le deleghe ai consiglieri erano invece incarichi di studio come da precisa indicazione dello statuto.  Altro errore grave di un consigliere di Vignola cambia è stato quello di rammaricarsi perché le istituzioni di destra (voleva dire le forze politiche di destra ) non erano presenti in consiglio comunale. Peccato che a questa affermazione i rappresentanti della Lega e gli elettori berlusconiani abbiamo sobbalzato sulle loro sedie. Errare humanum est, diabolicum perseverare

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Rinnovamento e fiducia: queste le parole guida del nuovo corso

Cari amici, care amiche

Siamo giunti al termine di questa lunga e impegnativa campagna elettorale: lunga, perché cominciata di fatto con le primarie di inizio anno; impegnativa, perché i temi e i problemi posti sul tavolo sono tra i più complessi e difficili che una forza politica abbia mai dovuto affrontare. Si sente fortissima, in tutto il Paese, l’esigenza di un cambiamento vero e non di facciata, un mutamento sostanziale che incida profondamente sulla politica, l’economia e la società. Il Partito Democratico, sia a livello nazionale che locale, non è estraneo a questo sentimento e negli ultimi mesi lo ha interpretato, a nostro giudizio, con successo.

A livello nazionale il nuovo segretario e presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha portato un rinnovamento autentico nel gruppo dirigente del partito, rinnovamento che si è poi riverberato sulla compagine di governo. Le azioni dell’esecutivo si muovono in questa direzione, con l’obiettivo di realizzare quelle riforme, da troppo tempo mancanti, che potranno rendere l’Italia più giusta, moderna e innovativa.

Anche a livello locale il PD è stato capace di rinnovarsi e mettersi in gioco: abbiamo una nuova segreteria e un nuovo direttivo; il nostro candidato sindaco è stato scelto con il metodo delle primarie (e gli altri?); un solo consigliere uscente ha deciso di ricandidarsi, con il risultato che su 16 candidati, 15 non hanno mai ricoperto incarichi amministrativi. Il nostro è un partito, e un circolo, in cui si discute, eccome! Ma una volta assunta una decisione ci si compatta per sostenere il proprio candidato sindaco e il programma da portare avanti per i successivi cinque anni. Programma che parte da ciò che è stato realizzato di buono dalla amministrazione uscente, troppo spesso sottaciuto e svilito.

Tecnopolo, sedi di AVIS e AVAP, gestione del nuovo teatro, IGP ciliegia di Vignola, incubatore del centro storico … da questo intendiamo partire. Si può fare di più? Certamente sì! E ci candidiamo a farlo con la professionalità e le personalità che hanno accettato di condividere impegno e  programma  e di spendersi in prima persona .

Faremo di più per quanto riguarda la semplificazione e l’efficienza della pubblica amministrazione, perché un comune più “facile” è uno strumento utile a imprese e aziende per creare ricchezza e lavoro. Faremo di più per quanto riguarda l’ambiente, perché una città più pulita e un verde pubblico più curato significano una maggiore qualità della vita e un formidabile biglietto da visita per Vignola. Faremo di più per la scuola e i giovani, perché sono il nostro futuro. Faremo di più per il sociale e il volontariato, perché vogliamo che Vignola continui a essere una città solidale con tutti (e intendiamo davvero tutti).

Siamo consapevoli che l’impresa non è facile, e le altre forze politiche in campo sbandierano a loro volta una forte proposta di cambiamento declinata in questi termini: dopo tanti anni di amministrazione, è ora di passare la mano a un’altra forza politica, perché ciò sarebbe garanzia di un’azione più incisiva e di un cambiamento più radicale. Ma è sufficiente sostituire le insegne per imprimere una direzione diversa all’amministrazione della città? O non sono piuttosto le persone, le idee, gli stili di governo a dover cambiare? Davvero il candidato Smeraldi pensa di cambiare tutto radunando nelle sue liste persone che, sebbene rispettabili, non sbarcano da Marte ma provengono da storie e percorsi ben radicati sul territorio e nella politica vignolese? Davvero pensa che basti una “riverniciatura” ai simboli ( e l’occultamento di altri, tipo la Lega) per proporsi come il nuovo che avanza? E il Movimento 5 stelle, la cui candidata Piseddu ha mancato tutti gli appuntamenti di confronto con le altre parti, pensa davvero di poter cambiare tutto senza confrontarsi e dialogare anche con che la pensa diversamente da loro? Come può immaginare una politica basata sul dibattito e la partecipazione quando poi fugge da tutti i confronti o insulta gli avversari?

Il PD, in questo momento storico, è l’unica forza in grado di garantire l’opportunità del rinnovamento senza distruggere l’esistente, ma migliorandolo. È l’unica forza politica in grado di rilanciare la fiducia  e la speranza nel futuro grazie alle energie che può mettere in campo.

Per questo, domenica 25 maggio, vi invitiamo a votare il Partito Democratico e il nostro candidato alla carica di sindaco, Giancarlo Gasparini.

I coordinatori
Rossella Masetti, Daniele Mislei, Niccolò Pesci

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Su volontariato, programmi e candidati: qualche considerazione, di Amos Balugani

Per fortuna giovedì 15 maggio la sala Frate Leone era praticamente piena (ha 200 posti) e quindi sono tanti che hanno sentito. Molti visi non mi erano noti; penso quindi ci fossero anche tanti volontari vignolesi. Moltissimi quindi hanno potuto prendere atto che le cose non sono andate come cerca di raccontarle Andrea Paltrinieri.

Giovedì 15 maggio Smeraldi non ha mai parlato di “Assessore invitato permanente alle sedute della Consulta”. Ha  fatto una proposta precisa, che personalmente mi ha stupito perché la ritengo davvero assurda: ha proposto, più o meno testualmente, che l’Assessore del Comune prenda parte a tutte le sedute della Consulta del Volontariato. Sic  et (anche) sempliciter.  Forse Smeraldi  non ricordava bene quello che in merito dice il programma delle liste civiche, che così recita:
Rafforzare il coordinamento fra ente locale (comune e Unione Terre di Castelli) e realtà associative mediante una più stretta collaborazione con la Consulta del volontariato comunale e tramite l’organizzazione, a livello di Unione, di un momento annuale di confronto e programmazione”. Questo dice il programma delle liste civiche. Una volta all’anno!
Ma stiamo scherzando? Ma quale “invitato permanente”? Il programma ufficiale delle liste civiche parla di un unico incontro annuale fra Consulta/Unione mentre il candidato Sindaco propone invece che l’Assessore del Comune prenda parte a tutte le sedute della Consulta. Dopo che tutti (quasi 200 persone) hanno potuto sentire l’autogol di Smeraldi (ché tale lo ritengo conoscendo un po’ il mondo del volontariato vignolese), impariamo poi dall’ideologo del movimento che la linea giusta è quella dell’”invitato permanente”, di cui non si fa cenno nel programma  ufficiale ed alla quale Smeraldi non ha fatto minimamente cenno nel suo intervento. Ma mettetevi d’accordo! Valuti il mondo del Volontariato vignolese!
L’intervento successivo di Gasparini alla sala Frate Leone, quando ha dichiarato di essere d’accordo su di un maggiore coordinamento ma di non condividere che l’Assessore comunale sia sempre presente alle sedute della Consulta, nasce da una profonda conoscenza del Volontariato vignolese, che da sempre, pur chiedendo coordinamento con l’Amministrazione comunale e partecipazione alle scelte programmatiche, è particolarmente geloso della propria autonomia. L’intervento di Gasparini non può essere valutato senza tenere conto della proposta fatta subito prima da Smeraldi, alla quale intendeva rispondere. Non giriamo le frittelle! Non cambiamo le carte in tavola! Tutti hanno sentito!
Nella sala Frate Leone è intervenuto Savio Burzacchini.  Savio è intervenuto di nuovo la sera dopo anche nell’incontro in materia di volontariato organizzato dal PD; ha detto perentoriamente che secondo lui le Associazioni del volontariato vignolese la presenza continua dell’Assessore alle sedute della Consulta proprio non la vogliono. Ha detto che il necessario coordinamento Amministrazione/Volontariato deve essere realizzato diversamente. Valutino le Associazioni! Valutino i volontari! Io personalmente sono contento che su questa materia, alla fine e chiarite le cose, Gasparini e Smeraldi (tramite le rettifiche di Paltrinieri) la pensino praticamente allo stesso modo. Siccome sono idee positive, credo ne verrà in ogni caso un bene al volontariato vignolese. Ma non stravolgiamo i fatti! Cerchiamo di mantenere un minimo di serenità di giudizio!

Questo episodio mi consente qualche valutazione complessiva in materia di programmi e di persone che saranno chiamate a realizzarli. Io ho letto con una certa attenzione il programma delle liste civiche e conosco quello del PD. In entrambi vi sono cose di cui non si parla, altre di cui si parla poco, altre di cui si parla più diffusamente. Se si confrontano le cose di cui entrambi si occupano, ci si accorge che sono abbastanza simili (invito tutti i coraggiosi che se la sentono a verificare di persona). Su alcune questioni le posizioni potevano essere più distanti se il programma ufficiale delle liste civiche avesse mantenuto le ferme indicazioni enunciate al Teatro Cantelli  il 7 marzo. Ad esempio, la precisa e perentoria proposta, ivi formulata, di chiudere il parcheggio di Corso Italia, è divenuta, nel programma ufficiale, molto più prudentemente:Ripensare all’uso di piazza Corso italia”.  Per citare un altro esempio, la precisa e perentoria proposta, formulata il 7 marzo, di chiudere il centro storico alla circolazione degli autoveicoli, è divenuta, nel programma ufficiale, molto più prudentemente: “Chiusura progressiva del centro storico alla circolazione ed alla sosta di auto con il coinvolgimento di residenti ed esercenti”.
I programmi di PD e Liste civiche sono quindi, a mio giudizio, abbastanza simili. Sono, sempre a mio giudizio, discreti programmi di sinistra. Del resto non si potevano avere dubbi che gli esponenti della destra e della Lega presenti in “Vignola per tutti”, pur di partecipare all’operazione in corso, fossero disponibili a rinunciare nel programma comune alle loro parole d’ordine. Nel programma, certo, nel programma.
Ma i programmi sono realizzati dagli uomini, non si realizzano magicamente da soli dopo che tutti li hanno firmati. Nel 2006 il programma di Prodi era bellissimo e dettagliatissimo. Diamine, anche Mastella l’aveva firmato. Come è poi finita immagino lo ricordiamo tutti.
Smeraldi (ed ora il sito di “Vignola cambia”) dicono che ricordare certe esternazioni di un esponente della lista “Vignola per tutti” è propaganda “cattiva”. Io credo che “cattivo” sia quello che pensa davvero il candidato in questione. Siccome sono convinto che la maggior parte dei lettori del Blog siano, come  Amos Balugani e come penso Andrea Paltrinieri e Mauro Smeraldi, persone attente all’integrazione ed alla solidarietà, li invito ad andare a vedere di persona. Basta andare su “Google” e cercare la pagina Facebook del suddetto esponente. Le immagini denunciate da Rossella Masetti sono state tolte. Ma la xenofobia trasuda dovunque. Basta poi avere pazienza e scendere giù per trovare qualcosa di altrettanto agghiacciante. Viene condivisa l’immagine di una signora molto anziana con in mano un cartello: guardate per credere!  La derisione blasfema delle fasi finali della vita non potrebbe essere, a mio giudizio, più ripugnante. Affrettatevi, cari lettori ( e lettrici) del Blog, ad andare a vedere subito: anche questa immagine potrebbe essere presto tolta (ma non preoccupatevi, l’ho salvata e, se la toglieranno, ve la descriverò io, che di pubblicarla mi rifiuto, su “Facebook/Amos Balugani”).
E’ ovvio che né Andrea Paltrinieri né Mauro Smeraldi pubblicherebbero mai a loro nome qualcosa di anche solo lontanamente simile. Ma l’autore non è il primo che passa per la strada; è candidato consigliere di “Vignola per tutti” e, domani, quando e se eletto, potrebbe essere portatore di un voto indispensabile per approvare in Consiglio comunale le politiche per l’accoglienza e per l’assistenza agli anziani. Dopodiché può sembrare irrisorio affermare, come si fa nel programma delle liste civiche, che “il Consiglio comunale dovrà riacquistare la sua dignità.  Ognuno farà in coscienza le sue scelte. Ma non si venga a dire che portare queste cose all’attenzione è propaganda “cattiva”. ”Cattiva” è, secondo me e per come conosco Mauro Smeraldi,  l’idea di aver accettato certe persone come compagni di viaggio. Io non voglio aggiungere valutazioni in merito ai candidati del PD, sui quali si ironizza sul sito di “Vignola cambia” ; tutti possono andare a vedere chi sono. Esprimo la mia personale convinzione che nessuno di loro pubblicherebbe mai  immagini del genere a suo nome. Forse qualche credibilità in più per la realizzazione di un buon programma ce l’hanno, a meno che non debbano per forza pagare colpe di chi li  ha preceduti e non ci sarà più.

Amos Balugani

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Uniti (?) per Vignola

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“Ovunque ho visto sparire i simboli della Lega Nord, anche se ovunque vi sono i suoi rappresentanti”. Inizia così la riflessione di un lettore di Prima Pagina, che in una lettera al quotidiano modenese commenta la “strana alleanza”  creatasi a Vignola  contro il Partito Democratico. Una situazione che avevamo denunciato già da tempo, anche su questo sito, e che evidentemente non cessa di suscitare perplessità e dubbi tra gli elettori. “Tanti cittadini” prosegue la lettera “si chiedono  cosa abbia a che vedere la posizione del partito di Vendola sui temi che saranno di stringente attualità nel quinquennio futuro, con quella di chi ha militato nella Lega Nord, anch’esso parte della grande lista. Una freccia rossa puntata a sinistra può raggruppare anime così divergenti?”.

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Unire e assemblare. Il governo di una Città in tempi liquidi, di Maurizio Montanari

Una campagna elettorale, al termine della quale si sceglierà il futuro governo della città, non può nutrirsi solo di polemiche spicce e tatticismi di corto respiro. Ha bisogno anche di uno sguardo un po’ più lungo, un’analisi attenta e approfondita della realtà che possa restituire un’idea e una rotta da seguire per i prossimi anni. Tutte le forze politiche in campo – siamo certi – si stanno adoperando in questo esercizio. Il Partito Democratico, oltre ad avere elaborato le proprie linee, ha sempre accolto i contributi provenienti da soggetti e ambienti estranei, ma non lontani, dal proprio perimetro. Per questo motivo, riceviamo e pubblichiamo volentieri un contributo di Maurizio Montanari alla discussione pubblica locale. Pensiamo sia un modo per poter arricchire la nostra riflessione politica, e un documento utile a non perdere di vista angoli spesso dimenticati della comunità in cui viviamo.

La definizione di società liquida, si sa, è quella data da Zygmunt Bauman, tra i tanti pensatori del contemporaneo quello che più di altri ha centrato la frammentarietà e fluidità della società attuale. Una polis cangiante, che ha visto l’aggravarsi di problematiche pregresse del tessuto sociale acuite dalla crisi economica, nonché una modificazione radicale del concetto di rappresentatività politica. Questo è il tempo dell’antipolitica, improntato dalla lotta alla ‘casta’. Lotta indirizzata ai quei politici e politicanti, nazionali e locali, che del rappresentare qualcuno o qualcosa hanno fatto per decenni una sorta di ‘professione’, e incedono oggi come un ‘nuovo’ ormai raffermo. Un mutamento che ha al contempo fatto germinare, dal basso, movimenti spontanei ed auto organizzati, tesi a recepire e dare risposta a quelle istanze per le quali una vecchia classe politica non è stata ritenuta più all’altezza: il tempo delle liste civiche. In questo senso il civismo è, o dovrebbe essere, un formidabile antidoto al populismo, oggi tanto in voga. Quel populismo, a volte patriottardo, altre volte stellato, antieuropeo, anticasta, anti spreco, anti smog, che cerca di scavalcare i partiti dell’arco costituzionale amplificando i mal di pancia trasversali che attraversano le piazze.

Mentre ciò accadeva, in basso, per strada, la crisi da economica diveniva sociale, familiare, individuale. Culturale. Assurgendo in poco tempo a priorità assoluta da affrontare per qualsiasi forza politica decidesse di governare un paese.

Intra moenia la competizione ha più gusto, è più ‘vera’ rispetto alle dinamiche romane, poiché i visi, le idee, le appartenenze, ancora hanno un alto valore simbolico, un riconoscimento sociale. Se dunque a Roma è stato possibile realizzare alleanze difficili da pensare alcuni anni orsono, in città le differenze sono, o dovrebbero essere, più marcate. Gli uomini, nei paesi, sono le loro idee, il singolo prevale sull’aggregazione e la caratterizza.

Il ‘civismo’, dunque.

Questa è oggi la parola chiave. Una lista che si definisca civica appare de facto, per i suddetti motivi, più vicina ai problemi delle persone: più nuova, più lontana da conflitti di interessi di ‘casta’, più ‘popolare’, più consapevole della differenza tra una spesa fatta alla Coop o al discount. Al netto di queste caratteristiche, quale deve essere la peculiarità più evidente del ‘civismo’, tale da connotarlo come forza aggregante ed interprete di voci della città inascoltate? Semplice: la capacità di recuperare ed interloquire con quelle componenti, siano esse associazioni, semplici cittadini o altro, che non sentono la loro voce incisa in alcun luogo. Il ‘civismo’ dunque come una forma di miglioramento ed implementazione della democrazia.

Nel caso di Vignola, l’operazione ha preso una piega differente. Più ‘liquida’ per restare in tema. Sembra cioè che, in nome di un fine ultimo ubicato in via Bellucci, la modalità di accorpamento dell’unione delle liste civiche abbia scelto di soprassedere sulle differenze tra le singole specificità, cimentandosi in un assemblaggio di forze della città che, nel corso degli ultimi anni, hanno rappresentato parti ben distinte diverse, e in alcuni casi antiteche, del corpo sociale. I numeri, si sa, contano. Non poco.

In una formazione politica ampia l’emulsione delle differenze è un elemento che arricchisce, da voce ad istanze complementari. Viceversa, il semplice assemblaggio di componenti sino a qualche tempo prima schierate su fronti opposti dà un colore diverso al progetto, finalizzandolo al mero accorpamento numerico utile ad avere maggiori chances di sedere sulla poltrona di sindaco. I numeri, si diceva, contano.

Dove sono le giunture fatte con lo spago elettorale?

Le insegne scompaiono, i vessilli si ammainano. I carrocci, incappati in una serie di sventure politiche nazionali sono divenuti talmente lenti e ingolfati da giustificare una loro messa in garage. Ma le idee che essi rappresentavano, no. Quelle ancora sono in circolo, in cerca di una istanza che se ne faccia portavoce. Le pulsioni xenofobe e intolleranti, acuite dalla crisi, incarnate da illustri e competenti politici nazionali (Borghezio et similia) non sono scomparse da Vignola. Tutt’altro. Sono semplicemente in cerca di un letto di fiume nel quale confluire, per mischiarsi con acque che sino a poco tempo fa erano incompatibili. Tanti Vignolesi sono infatti un po’ razzisti, un poco antieuropei. Un poco ‘basta che gli immigrati paghino l’affitto ma non si facciano vedere in giro’, un poco ostili perché il centro è ‘degradato si, ma pagano’. Non solo quelli che votano dichiaratamente a destra, ma anche tanti cittadini della gauche nostrana, ben descritti da Daniela Ranieri (Aristodem. Discorso sui nuovi radical chic. Ponte alle Grazie) come l’espressione di un: ‘ moderatismo di sinistra’ segno ‘ più che di una forma di rispetto delle dialettiche e dei soggetti storici’ (…) ‘ di un immobilismo e parassitismo mentale reso possibile dal privilegio economico’. Cittadini che non si chiedono cosa abbia a che vedere la posizione del partito di Vendola ( schierato col gruppo delle liste civiche) sui temi che saranno di stringente attualità nel quinquennio futuro, con quella di chi ha militato nella Lega Nord,  anch’esso parte della grande lista. Una freccia rossa puntata a sinistra, può raggruppare anime cosi’ divergenti? Si, lo può. I numeri contano. Questi cittadini, sino a ieri lontani, come affronteranno, se vincenti, le questioni urgenti della città? E non parlo di pulizia, acqua o cassonetti, sui quali si può ben trovare un accordo. Parlo di una visione politica di lungo respiro, parlo dell’anima, del colore, dell’orientamento da dare ad una città.

Cosa ne pensano del diritto di cittadinanza agli stranieri gli appartenenti al partito di Vendola e Salvini? E sui criteri di assegnazione delle abitazioni? Che ne è delle belle campagne condotte in loco in questo quinquennio per sancire, simbolicamente, l’ ingresso in società ai migranti? Uno spago elettorale così estensibile, può arrivare lontano.  Qualora, in caso di ballottaggio, i segretari dei partiti della destra vignolese si esprimessero per la libertà di voto, chi vota e ha sempre votato a destra, saprebbe dove trovare quel sentire affine che, in cinque anni, ha tenuto uniti sui banchi dell’opposizione leghisti e forzisti. Lo troverebbe là, nella coalizione civica, alleato di chi ha nel tempo sostenuto temi quali solidarietà, integrazione, apertura e lotta alla discriminazione. Là troverebbe quella Lega, il cui segretario rimproverava a Don Gallo, da poco morto, di essere colpevole di aver cantato ‘Bella Ciao’ e di aver incoraggiato le coppie gay.

L’integrazione, lo sappiamo tutti, sarà uno dei problemi urgenti per Vignola, sulla quale una coalizione che andrà al governo non può che avere un punto di vista omogeneo. Quei cittadini invisibili, che pagano gli affitti ai proprietari del centro storico ma non prendono parte alle assemblee cittadine, come si innesteranno nel tessuto sociale? Prevarrà la visione di Don Gallo o quella di Tosi e Borghezio? Quegli uomini animati da senso civico, che hanno fatto proprie battaglie meritorie sul tema dell’acqua pubblica, sui diritti degli omosessuali, sul tema coppie di fatto, sulle arie di un terzomondismo equo e solidale, cosa pensano, dicevo, mentre guardano le bella foto di Salvini abbracciato in unione di intenti con la signora Marine Le Pen? I partiti possono cessare la loro funzione, per consunzione o involuzione, come quello al quale ero tesserato. Ma ciò non significa che in nome di una perenne ricerca di collocazione si debba subordinare il proprio pensiero critico ad alleanze innaturali con chi è sempre stato agli antipodi.

Le case, si diceva.

è  ben presente e lealmente dichiarata la presenza, all’interno dell’unione delle liste, di una componente ‘costruttiva’: cittadini che hanno fatto con merito dell’attività immobiliare la professione della loro vita. Questa non è una discussione sul merito dei singoli, chi infatti può negare che essi siano persone integerrime? Nessuno. Chi può mettere in dubbio la loro lealtà, la loro capacità e abnegazione di dedicarsi alla res publica, una volta eletti e con poteri legislativi? Nessuno. Ma legiferare su pubbliche costruzioni mentre si indossa la duplice veste di amministratore e di pars costruens contiene, in se, come dato strutturale, un evidente vulnus.

E ci vorrà del nuovo. Questo si. Quali sono le garanzie che i contendenti possono dare su un effettivo rinnovamento delle compagini che governeranno la città? Questo, si badi, non è ‘giovanilismo’ ipocrita, giacché se giovane può voler dire inesperto, altre volte rodato è sinonimo di obsoleto. Saranno volti nuovi? O troveremo annidati tra le pieghe del paleozoico obsolete figure a proporsi come il nuovo avanzato, o politicanti di professione precaria ancora sulla breccia?

Ci sono tante cose da fare, che pochi anni fa non erano nemmeno ipotizzabili. Vignola non è immune dal potenziale detonante che deriverà dalla concomitanza di un impoverimento collettivo al quale è soggetta con un mondo migrante che cerca quel lavoro che va sfumando. L’impoverimento non è la ‘decrescita felice’ della quale si discute nei salotti à la page. È ben altro. Né alberi, né cartacce, né pietre né rumori fastidiosi nella pace del centro saranno il problema cruciale nel tempo futuro di Vignola. Lo saranno invece l’isolamento, la fame, la fila dai frati a cercare un pasto, la difficoltà per le coppie di accedere ai mutui per la casa. Le rette scolastiche impossibili da sostenere. Le carabattole lasciate sul sagrato della Parrocchia che diventano oggetto di lite tra famiglie sino a ieri amiche e pacifiche.

Al Congresso Europeo di Psichiatria di Monaco, ho esposto i dati dell’attività di sette anni svolta sul territorio. Dati che parlano di un impennata dell’uso di psicofarmaci, di stati depressivi e atti suicidari ( questo in triste assonanza col dato nazionale, testimoniato dalla ricerca dell’Osservatorio sulla salute nelle Regioni italiane del 2012).

Chi governerà Vignola dovrà ben sapere che il tempo attuale attribuisce al lavoro una valenza diversa rispetto al passato: non più un mero strumento di sostentamento economico o riscatto sociale in un mondo ben strutturato e capace di sostenere l’uomo in tutti i passaggi della vita, quanto uno dei pochi punti di tenuta in un legame sociale che è andato allentandosi nel corso di poche generazioni. Il posto di lavoro è divenuto ambiente nel quale ricreare quelle relazioni che la modernità ha progressivamente eliminato, venendo meno i momenti di convivialità comune, sempre più relegati nel privato, quando non a mondi virtuali e privi di contatto fisico. La perdita dell’occupazione significa oggi il venire meno di tutto questo. La crisi è passata come una lama indistinta togliendo quel lavoro – identità che sigilla il vaso di pandora del disagio personale, incanalandolo verso rimedi drammatici quali l’alcool, la droga, il gioco d’azzardo. I cravattari.

L’ascolto che un Comune dovrà fornire non è né compassione, né assistenzialismo. È semplicemente l’atteggiamento che una Città deve assumere, restituendo ai singoli quella parola che i populismi di ogni colore e dimensione vorrebbero cavalcare per poi ignorarla. Non è il rumore dei locali che minaccia le generazioni future, ma l’alcool e l’accesso a sostanze stupefacenti. Per prevenire il debordare dei quali sono necessari luoghi nuovi di aggregazione, o un implementazione di quelli esistenti, che permetta agli adolescenti vignolesi di potersi ritrovare nella città. Un Comune che sia dunque dotato di una porta girevole, nella quale poter transitare sapendo che ci sarà sempre qualcuno disposto ad ascoltarlo.

Il tempo a venire comporterà sempre più, nel suo riverberarsi nel tessuto sociale, anche una conseguenza squisitamente politica, traducibile in una deriva destrorsa ed antieuropea, per fronteggiare la quale sarà necessario mostrare buoni quarti condivisi di antifascismo. Scrive Pietro Piro sul sito Criticamente dell’amico e collega, nonché docente, Federico Solazzo (autore di ‘Totalitarismo, democrazia, etica pubblica):

C’è in questo momento nel nostro Paese una massa di disoccupati che sopravvive grazie ai risparmi accumulati dalle generazioni precedenti e agli scarsi residui di welfare state. Le disuguaglianze sono sempre più marcate e il divario tra ricchi e poveri si fa sempre più netto. L’assenza di prospettiva crea masse sempre più inquiete. Depressione e suicidio sono forme di reazione distruttiva rivolte verso se stessi. Il movimento dei lavoratori e i sindacati in particolare sono accusati continuamente di essere un “freno allo sviluppo” perché rivendicando il minimo dei diritti sindacali frenano gli investimenti. Il lavoratore è sempre più solo, atipico, precario. 

Bisogna essere dei geni della psicologia per comprendere che la massa di lavoratori annientata dalla legge del libero mercato e da una società sempre più disumana rappresenta un potenziale esplosivo?  (…) Noi riteniamo che oggi si stiano creando le basi sociali per l’esplodere di una nuova ondata di violenza che non necessariamente sarà politica’.

I contendenti la stanza di via Bellucci sono tutti predisposti a fare loro questa battaglia? La risposta è scontata, certo che si. Chi, specie dopo la grande riscoperta della giornata del 25 Aprile, può dire di non essere contrario a una tale deriva? Ma la storia, come i numeri suddetti, non sono fichi. Le forze contendenti hanno tutte al loro interno quel sentire ben schierato, radicale e rigoroso, che possa fronteggiare derive di questo tipo? È legittimo e dialettico porre questa questione preliminare a chi voglia governare la città e fa parte, o ha fatto parte, di partiti il cui segretario si immortala in un ammiccante abbraccio-selfie con la suddetta Le Pen. È legittimo domandare questo a forze che hanno sempre preferito la tintarella il pomeriggio del 25 Aprile. Pensavo queste cose quando ho sostenuto liberamente un candidato alle primarie cittadine. Continuo a pensarle come criticità non ignorabili per Vignola.

 

Maurizio Montanari

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