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Linee programmatiche: il cielo è grigio sopra Vignola

Sabato 21 ottobre sono state presentate le linee programmatiche per il mandato amministrativo 2017-2022. Un documento privo di slancio, con una visione corta, senza idee o progetti di lungo respiro per Vignola, privo di parole chiave che riescano a restituire una traccia del percorso che intende seguire la giunta Pelloni da qui al 2022. Da queste linee programmatiche non si ricava un’idea strategica della nostra città: il rischio è svegliarsi tra cinque anni e scoprire che nulla è cambiato. Ecco l’intervento della capogruppo Paola Covili in Consiglio comunale:

Un bignami di programma elettorale

Le linee programmatiche consistono in un documento che contiene indirizzi, obbiettivi, azioni e progetti da realizzare nel corso del mandato amministrativo e rientra nel novero dei documenti di programmazione dell’ente (oltre al DUP e al PEG…).
Vero è anche che l’impianto del programma di mandato viene spesso fatto corrispondere al programma elettorale, presentato in sede di consultazione elettorale, ma mentre quest’ultimo costituisce una dichiarazione di intenti politici e programmatici, le linee programmatiche devono distinguersi per la visione che sanno mettere in campo e per la forte connotazione di “piano strategico”.

Queste linee programmatiche non rappresentano un’evoluzione in versione strategica del programma elettorale, semmai lo riducono a “bignami”.
Dalla situazione attuale, che ci consegna una Vignola stagnante (ancorché attiva), non si esce con correzioni di lieve entità, ma con interventi di sistema e soprattutto con una nuova visione di città. Come amministrazione dovremmo porci nuove e inedite sfide da affrontare, magari non in solitudine, ripiegati al nostro interno, nel nostro piccolo, ma insieme ai cittadini, all’associazionismo, al volontariato e anche alle forze economiche e sociali, ai corpi intermedi, per avviare una nuova fase di sviluppo, di crescita e di benessere per i prossimi decenni.
Dovremmo volere una Vignola vivace, vissuta, virtuosa e solidale, capace di ascoltare e dare risposte ai bisogni dei cittadini e delle famiglie, rispettosa del territorio, dei beni comuni e della salute, volano di nuove opportunità di lavoro, promotrice di benessere e di crescita culturale.
Il risultato elettorale ha assegnato alla maggioranza di centrodestra una grande opportunità, ma anche una grande responsabilità: RENDERE VIGNOLA IL PUNTO DI RIFERIMENTO DELL’AREA VASTA OLTRE CHE UN IMPORTANTE PUNTO DI RIFERIMENTO A LIVELLO REGIONALE TRA I COMUNI DI MEDIE DIMENSIONI.

La collocazione geografica, la morfologia del territorio (tra città e campagna, tra pianura e collina, il fiume), le infrastrutture materiali e quelle immateriali in evoluzione (necessarie per lo sviluppo dell’economia e delle imprese), le eccellenze, la storia, le ricchezze storico-architettoniche, non possono che farci pensare a questi obiettivi.
Avere un atteggiamento attendista, di retroguardia, che si limita al governo del quotidiano, alla gestione del piccolo anziché tentare visioni programmatiche di ampio respiro e essere guida a processi di sviluppo, non aiuterà.
Cosa rende un paese una città? La dimensione territoriale? Il numero di abitanti? O i servizi che è capace di erogare: pensiamo al polo scolastico esistente, unico per un territorio di queste dimensioni e che accoglie studenti da territori limitrofi, l’ospedale, i servizi socio sanitari per citarne alcuni; o lo sviluppo che riesce a generare: le imprese che investono in e su Vignola, l’imprenditoria agroalimentare in grado di rigenerarsi e fare impresa, i corpi intermedi che stanno dentro al processo di sviluppo; o ancora le eccellenze che riesce a promuovere, in una comunità che è insieme tradizione, storia, cultura, produzione.

Vogliamo essere, quindi, paese o città?

Da queste linee programmatiche la nostra potenzialità come comunità è minimamente espressa: la visione non è di sviluppo ma di conservazione, non è strategica ma è gestione del “qui e ora”, del “viviamo alla giornata. È un ripiegarsi su attività di routine.
Una crescita sostenibile, competitiva, solidale, va guidata; il governo della città è un processo che deve vedere la regia pubblica; è un percorso che insiste sulle potenzialità dell’integrazione fra gli strumenti in possesso dell’amministrazione (si pensi al rapporto fra gli strumenti urbanistici e di pianificazione strategica e le finalità sociali e quindi come pensare la mobilità, come organizzare gli spazi urbani in modo più funzionale alla persone e alle famiglie, come consentire pari fruibilità del territorio e dei servizi soprattutto con riferimento alle fasce più deboli della nostra comunità).
Questo è un programma che si affida alla volontà dei singoli, dei cittadini! Sicuramente importante e fondamentale, oggi più di ieri perché risponde a un duplice obiettivo: stimolare la partecipazione nella gestione degli spazi e delle aree comuni della città per renderla migliore e avere garantite azioni di mantenimento e di qualificazione di aree pubbliche in carenza di risorse adeguate. Azioni nobili che però devono accompagnare e non sostituire l’intervento pubblico.
Sul resto si ci limita a fare dichiarazioni di intenti senza indicare il come, con quali strumenti con quante risorse realizzare gli obiettivi.
Queste linee programmatiche sono un semplice esercizio di scrittura, che non indicano la direttrice, che non allungano lo sguardo oltre l’orizzonte; e ancora non ci raccontano la Vignola del 2022.

Le assenze

Si registrano importanti assenze in questo documento. 

Uffici e servizi

Quale modello organizzativo e funzionale degli uffici e dei servizi. A parte una piccola specifica sullo Sportello 1, non ci è dato sapere:

– come la maggioranza pensi di riorganizzare l’attività dei servizi per renderli più coerenti con gli obiettivi generali (pensiamo al Suap);

– qual è l’impostazione che la nuova amministrazione intende imprimere all’attività complessiva dell’ente;

– come intende essere trasparente e capace di comunicare mediante specifici strumenti (carte dei servizi, bilancio partecipativo, bilancio sociale), strumenti che devono contribuire a rinnovare sia la pianificazione strategica complessiva (non solo a livello comunale ma anche a livello Unione) che il relativo controllo;

– come dare vita e corpo agli strumenti di partecipazione attiva dei cittadini.

Unione di Comuni Terre di Castelli

Quale impegno questa amministrazione intende mettere in azioni di consolidamento, miglioramento, efficientamento dell’Unione dei Comuni; come intende lavorare per affrontare insieme con gli altri comuni le principali problematiche e sfide del nostro territorio.

Cultura

Quali politiche culturali: il tema della cultura deve pervadere ogni ambito della nostra strategia di futuro. La politica culturale di una città non può che passare attraverso la creazione di un nuovo approccio. C’è ancora chi associa unicamente la cultura agli eventi, ma noi intendiamo altro. La programmazione degli eventi culturali ha certamente una sua importanza, e fa emergere prepotentemente il tema dell’esigenza di una regia, ma le politiche culturali dovranno tornare a essere l’investimento alla base del nostro essere comunità. Faccio nostra questa frase: “Se esiste un valore aggiunto che fa di un luogo un posto speciale, quel valore è rappresentato dalla vitalità culturale che lo contraddistingue”.

Giovani

Quali politiche cosiddette “giovanili”: l’innovazione e la sfida dovrebbero essere come collocare le nuove generazioni al centro di un contesto strutturato di relazioni (che per molti aspetti già esistono), ma che necessitano un’organizzazione e un progetto ampio. È indispensabile una città che accoglie e non allontana! Ma qui si emettono ordinanze restrittive nei confronti di uno dei locali maggiormente frequentato dai giovani!

Sviluppo del territorio

Quale politiche integrate di sviluppo del territorio. Non ci viene raccontato:

– come agevolare e sostenere nuove forme di imprenditoria (magari giovanile), start-up, incubatori d’impresa;

– quali azioni a favore della micro, piccola e media impresa, del commercio e dell’industria;

– quali azioni a favore della nuova e giovane imprenditoria agricola; quali azioni collegate alla commercializzazione dei prodotti agroalimentari (quale futuro si pensa per il Nuovo Mercato Ortofrutticolo, che necessita di importanti interventi di manutenzione straordinaria?);

– più in generale, di quali strumenti il governo di Vignola si intende dotare per favorire la buona e massima occupazione nel rispetto dell’ambiente e dei principi di responsabilità sociale di impresa. Il tema del lavoro e dello sviluppo non sono al centro dell’agenda politica di questa maggioranza. Noi invece siamo consapevoli che l’occupazione è alla base del rilancio del nostro territorio e che servano azioni e interventi pubblici locali che diano slancio alla nostra economia, promuovano la qualificazione del lavoro, incentivino la creazione di nuovo impiego.

Centro storico

Quali progetti di riqualificazione del centro storico, dell’ex mercato ortofrutticolo, della stazione dei treni e, se ci saranno, come questi si inseriscono in un progetto complessivo di città

Corpi intermedi

Quali relazioni con i corpi intermedi, su quali presupposti; e come questi possano fattivamente contribuire (ognuno nei propri ambiti) al processo di efficientamento del sistema città.

Sanità 

Di quale sanità volete essere garanti: come mantenere il ruolo dell’Ospedale di Vignola, quali funzioni territoriali (Casa della Salute? OSCO?), quali servizi territoriali; quali azioni a favore dell’integrazione socio-sanitaria; quale rapporto con i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta; come si intende attuare un’opera di adeguata informazione della cittadinanza su quanto avviene nell’ambito dei servizi sanitari.

Sicurezza

E infine la sicurezza: non torno sul tema della P.M. perché la nostra posizione è conosciuta; ma esaurire il tema sicurezza al solo ambito dell’intervento della P.M., all’ordine pubblico e al controllo (“prevalentemente a piedi”) del territorio non è corretto. Questo documento non prende in considerazione nessuna proposta attiva che sappia orientarci (noi cittadini lettori) nel comprendere di quali strumenti si intende dotare l’amministrazione comunale di Vignola, di quali azioni si fa promotrice, per il contrasto agli abusi, all’illegalità, alla lotta alle mafie, alla criminalità organizzata, veri vulnus del tessuto sociale ed economico e troppo spesso ignorati perché sentiti lontano da noi, ma così non è! Ed è proprio questo che ci deve guidare con una logica di attenzione e distanza dai rischi. Sicurezza è certamente tutela dell’incolumità fisica dei cittadini e dei loro beni e va perseguita e non sottovalutata, ma non coincide solo con questo e si estende a tutti gli aspetti della nostra vita e va perseguita con una politica urbana integrata.

Nessuna parola chiave

Con tutta la buona volontà non siamo riusciti a individuare una parola chiave che ci indichi la direzione, l’imprinting che questa amministrazione intende dare al proprio governo; quali sono le architravi che sorreggono le proposte per Vignola; quali le sfide.
Un comune non ha tutte le leve del cambiamento, è vero! ma può imprimere una direzione. Non si può risolvere tutto, ma si ha l’obbligo di capire quello che sta accadendo, i cambiamenti in corso e guidarli, per il bene della comunità.

Polizia municipale, la confusione regna sovrana in giunta

La sera di mercoledì 11 ottobre si è tenuta la seduta della prima Commissione consiliare che aveva all’ordine del giorno, come concordato durante l’ultimo Consiglio comunale, due punti sostanziali per la decisione dell’Amministrazione comunale di Vignola di recedere dal Corpo unico di Polizia municipale dell’Unione Terre di Castelli: l’audizione dei rappresentanti sindacali degli operatori (CGIL, CISL, SIOLPOL, SULPL), e la discussione del progetto definitivo di organizzazione del servizio su Vignola. 

Cosa dicono i rappresentanti degli agenti di polizia municipale?

Occorre sottolineare, innanzitutto, come quasi tutte le rappresentanze dei lavoratori (con la parziale eccezione del sindacato SIOLPOL) hanno mostrato forti preoccupazioni e perplessità circa la decisione della Giunta Pelloni. Tutti hanno evidenziato la mancanza di un progetto chiaro e concreto su cui confrontarsi, così come desta forte preoccupazione l’uscita di Vignola dal servizio in ordine ai futuri assetti gestionali e istituzionali dell’Unione. La revoca di una funzione così importante, hanno ribadito i sindacati, non è una risposta efficace ai problemi, che pure ci sono, specialmente in un momento in cui gli orientamenti nazionali e regionali spingono per una sempre maggiore integrazione dei servizi.

La reticenza del sindaco

Apprezziamo la volontà dell’Amministrazione di confrontarsi con i lavoratori in questa fase, e valutiamo positivamente l’audizione dei rappresentanti sindacali in Commissione: il problema è che questo confronto giunge in ritardo, e soprattutto si svolge sul nulla, dal momento che né ai consiglieri, né ai lavoratori è stato ancora consegnato un progetto definitivo da poter discutere. Se non altro, adesso sappiamo – in base alle dichiarazioni rese dallo stesso sindaco durante la seduta – che il nuovo progetto (il quale dovrebbe comprendere pure la convenzione con Savignano, ma anche questo non è chiaro) è curato dal dott. Paolo Cavazzoli: peccato che il primo cittadino ancora si rifiuti di dire chi abbia redatto il progetto originario, l’unico in possesso dei consiglieri e pubblicamente esposto nella seduta del Consiglio di mercoledì 27 settembre, nonostante gli sia stato domandato più volte. Una reticenza, quella del sindaco, ingiustificabile ed estremamente grave.

La giunta Pelloni (da sinistra: A. Pasini; M. Venturi; S. Pelloni; R. Amidei; F. Massa)

La seduta della Commissione non ha chiarito i dubbi

La Commissione, infine, non è riuscita a sanare le numerose criticità e preoccupazioni emerse dalla lettura del progetto “tipo”, anzi, se possibile le ha addirittura aggravate: ancora oggi non abbiamo i dati precisi sulla possibile spesa futura, anche se occorre segnalare come, rispetto a un primo momento, la Giunta abbia riallineato i costi a quelli indicati nella vituperata relazione tecnica del comandante Venturelli e dei dirigenti Canossi e Chini; il sindaco non ha fornito rassicurazioni in merito a possibili esuberi, su come verranno redistribuiti gli agenti una volta revocata la funzione all’Unione, sulle premialità e il salario accessorio (che, bisogna rammentargli, difficilmente potrà essere più generoso); il sindaco, inoltre, continua a garantire futuri investimenti nel servizio, soprattutto per quanto riguarda le assunzioni: è consapevole (e lo ha spiegato a dipendenti e cittadini) che gli spazi occupazionali del Comune di Vignola riguardano tutto l’ente, e che per coprire i posti mancanti a causa dell’uscita dall’Unione sarà costretto a lasciare scoperti e sottorganico altri uffici e servizi? Insomma, dopo la Commissione siamo rimasti con una sola certezza: la confusione regna sovrana nella nuova Amministrazione vignolese.

Le contraddizioni e l’arroganza di Pelloni sulla polizia municipale

In democrazia i modi e gli atteggiamenti con cui si affrontano problematiche non sono solo forma, ma anche sostanza. Chi si candida e diventa Sindaco, deve assumere nei confronti della collettività soprattutto un impegno trasversale ai suoi impegni istituzionali: la coerenza e la trasparenza. Nel consiglio comunale di mercoledì 27, solo per una serie di circostanze non tutte fortuite, i consiglieri non si sono trovati a decidere se approvare una delibera di giunta che di certo non rafforza il nostro territorio di un adeguato livello di sicurezza, tema centrale e costante di tutti i programmi elettorali dei vari candidati alla carica di Sindaco.

È giusto, e può essere utile, ripercorrere le tappe fondamentali, i passaggi, che dall’inizio di settembre hanno scandito il calendario dell’attività all’interno dell’amministrazione vignolese:

11 settembre 2017: viene emessa la delibera di giunta avente ad oggetto: Convenzione per il trasferimento all’UTC delle funzioni di Polizia amministrativa locale; Costituzione del Corpo Unico: Proposta di revoca, da mettere in votazione del Consiglio comunale convocato per il 27 settembre.

18 settembre 2017: si riunisce la prima commissione, in preparazione ai punti all’ordine del giorno del consiglio del 27 settembre; tra i materiali allegati alla convocazione, la relazione sul Corpo di polizia amministrativa, redatta e firmata dai tecnici Giuseppe Canossi, Stefano Chini e Fabio Venturelli. Manca qualunque bozza di progetto circa la riorganizzazione del servizio di PM, una volta revocato all’Unione. Intervengono alla riunione lo stesso Dott. Chini e il Sindaco.

Alla presenza dei consiglieri membri della commissione il Sindaco preliminarmente dichiara: “(…) con l’arroganza tipica del PD, il presidente dell’Unione Terre di Castelli, Emilia Muratori, mi ha negato la delega alla Sicurezza, confermandola in capo ad altro Sindaco PD, Fabio Franceschini, Sindaco del Comune di Castelvetro”

Quinti, a fronte della domanda di un consigliere (Smeraldi), che gli chiedeva espressamente come aveva potuto andare nella direzione di uscire dal Corpo Unico, nonostante la valutazione negativa espressa dai tre tecnici nella relazione, affermava: “Venturelli è parte interessata, non è obiettivo nel considerare la portata del provvedimento, gli altri tecnici hanno basato le loro valutazioni su un numero limitato di variabili e ne hanno volutamente ignorate altre, sono quindi fuorvianti al fine di una decisione”.

25 settembre 2017: in seguito al preannunciato stato di agitazione della polizia locale dell’Unione, viene attivata presso la Prefettura la procedura di conciliazione (prevista dall’art. 2, 2° comma, legge 12.06.90). Sono presenti, in qualità di parti convocate: per l’Unione Emilia Muratori, Fabio Franceschini, Giovanni Sapienza e Giuseppe Canossi; per il Comune: Simone Pelloni e Roberta Amidei; per il SULP: Federico Coratella e Giancarlo Francia; per la Prefettura il capo di gabinetto dr. Ventura.

È allora, e solo allora, che compare il progetto di organizzazione del Corpo di PM conseguente all’uscita dal Corpo Unico dell’UTC! Progetto peraltro non ancora presentato alla Giunta dell’Unione, ai membri della prima commissione, al Consiglio comunale e ai cittadini vignolesi!

Il progetto è stato presentato tardivamente e trasmesso ai consiglieri solo nel pomeriggio del 25 settembre unicamente per adempiere a un’espressa richiesta del viceprefetto Ventura, in mancanza del quale non si sarebbe presa in considerazione la soluzione temporanea della procedura conciliativa. Che comunque ha indotto, sempre nel tardo pomeriggio del 25, a riformulare l’ordine del giorno del consiglio, evitando di sottoporre all’approvazione del consiglio la suddetta delibera di giunta.

Quindi: prima il sindaco ha deciso di uscire con il servizio dall’Unione, poi ha presentato un proposta di come intende riorganizzare il servizio una volta uscito dalla stessa.

La giunta Pelloni (da sinistra: A. Pasini; M. Venturi; S. Pelloni; R. Amidei; F. Massa)

Mercoledì 27 settembre 2017: nel corso del consiglio, ci viene presentata come ricevuta dal Sindaco (senza darne lettura) una lettera da parte del Sindaco di Savignano Caroli che si rende disponibile a gestire la P.M. insieme con Vignola: un mini-corpo di fatto… senza averne le caratteristiche. Sancendo così di fatto il recedere dalla volontà già espressa di rientrare nel corpo unico dell’Unione. Libero arbitrio? Attendiamo la risposta del Sig. Sindaco alla nostra interpellanza di mercoledì sul senso che lui dà alle politiche integrate ed allo stare all’interno del sistema Unione, con lo scopo di migliorarla semmai!

Allora, anche il progetto, seppur frettolosamente, presentato mercoledì sera, anche quello di fatto era già superato…. Perché delle due l’una:

  • O non prende in considerazione la disponibilità di Savignano e va avanti con il suo progetto – “Pagina in costruzione” “Progetto in fieri”, in divenire;
  • O se prende in considerazione l’idea di unire il servizio con Savignano il progetto non esiste…. Va totalmente rivisto e riscritto sulla base della nuova configurazione territoriale: quanti operatori? Quali turni? Quale servizio? (Oggi su Savignano interviene l’Unione che garantisce con propri operatori prestazioni che Savignano non è in grado di sostenere) con quali attrezzature….. Savignano sa che dovrà sobbarcarsi in parte i costi di tutto ciò che dovrà essere riacquistato, o facciamo con quello di Savignano? Se necessita altro personale, siamo sicuri di poterlo assumere? I vincoli a cui sono sottoposti i Comuni sono molto più stringenti rispetto all’Unione, e lo sa anche il sig. Sindaco, ed i vincoli di finanza pubblica non si modellano al bisogno.

Sta di fatto che nel programma elettorale delle tre liste che hanno sostenuto il candidato Sindaco Simone Pelloni, durante la campagna elettorale e in occasione dei vari confronti tra i candidati, non si è fatta palese menzione di tale volontà come parte dei suoi progetti. Nel programma elettorale delle liste che lo hanno sostenuto si legge: “…siamo contrari a qualunque forma di fusione, ma ci impegneremo a potenziare e riorganizzare le funzioni di competenza dell’Unione”).

Ciò non appare corretto nei confronti dei cittadini. Soprattutto se si considera che nel programma elettorale si parla di impegno alla trasparenza e al costante contatto comunicativo con le esigenze e i bisogni della cittadinanza.

Ed è ancora più grave se si pensa che la delibera è uscita prima addirittura della presentazione delle linee programmatiche. Inoltre Pelloni e i consiglieri di Vignola per tutti (Grandi, Amidei, Uguzzoni e Sirotti) votarono a favore della modifica dello Statuto comunale, che prevede innovative forme di consultazione popolare. Solo in seguito alla richiesta congiunta delle opposizioni c’è stata la possibilità di dar luogo a un Consiglio comunale aperto con facoltà di intervento da parte dei cittadini!

Non tradisce forse il mandato ricevuto per scarsa trasparenza? Non è forse questo un comportamento incoerente, contraddittorio e arrogante?

Di seguito, riportiamo alcuni stralci del programma elettorale di Pelloni:

“Introduzione” o “Premessa”: Pertanto, il nostro intento principale e prioritario, sarà il dialogo permanente e continuo con i cittadini. Solo con il dialogo e, soprattutto, attraverso l’ascolto dei problemi della Comunità sarà possibile affrontare ogni situazione al meglio, offrendo quei servizi e quelle risposte che il cittadino reclama.

La trasparenza, quindi, rappresenterà il nostro principio guida per tutta la macchina amministrativa. Un comportamento che poi permetterà di coinvolgere (nei limiti delle possibilità fornite dalla Legge) i cittadini nelle scelte più importanti.

Istituzioni; UTC: Diremo no a qualsiasi progetto di fusione. Se economicamente è dimostrato che un servizio fornito dall’unione costa più che un servizio fornito dall’esterno o da un singolo comune si produce un danno erariale e la legge ci obbliga tutti a gestire diversamente il servizio da erogare. Vogliamo promuovere la verifica di accordi intercomunali per gruppi omogenei. Alcuni servizi trovano il massimo valore di efficienza ed efficacia gestendoli a due o tre Comuni contigui rispetto alla forzatura di gestirli a otto o nove da Montese a Castelnuovo Rangone. Ad esempio il servizio tributi gestito a livello di U.T.C. negli anni passati non ha funzionato mentre la gestione Vignola-Savignano ha prodotto notevoli risultati. Sono indispensabili la riforma ed l’efficientamento dell’Unione Terre di Castelli: attualmente le convezioni sono 29 e ad oggi non esiste nessun tipo di controllo di gestione nell’Unione chiaro e trasparente. Proponiamo di riesaminare ogni singola convenzione e rinegoziarla.

Sicurezza e ordine pubblico: E’ inutile fare delle ordinanze se poi nessuno controlla che siano rispettate: per questo aumenteremo capillarmente i controlli sul territorio. A supporto dei controlli utilizzeremo e potenzieremo il sistema comunale di telecamere. Attualmente nessuno tiene controllato il territorio osservando le telecamere, infatti vengono utilizzate a mero scopo deterrente, mentre è invece nostra intenzione costituire, presso il Presidio vignolese di Polizia Municipale, una vera e propria sala di controllo dotata di un sufficiente numero di schermi in modo da avere la situazione sotto controllo in tempo reale, avvalendosi anche di dispositivi mobili di monitoraggio. Le telecamere saranno del tipo intelligenti con software di gestione e potranno essere acquisite per mezzo di una gara per la fornitura/noleggio. Si ritiene più conveniente il noleggio vista la veloce obsolescenza dei mezzi elettronici e dei relativi software ed i possibili costi straordinari di gestione. Sarà importante anche curare il posizionamento delle stesse nelle vie di entrata alla città e nelle zone sensibili: parchi, cimitero comunale, periferie, ecc. Proponiamo di adottare l’uso di strumentazione elettronica al servizio e non in sostituzione del personale. Ad esempio: installare dissuasori e rilevatori di velocità in alcune vie della città (Viale Vittorio Veneto, Via Frignanese, nei pressi delle scuole e di incroci pericolosi ecc.).

Polizia Municipale: riteniamo che sia urgente ripristinare l’organico, fare in modo che gli agenti vengano destinati al pattugliamento della città e non a lavori di ufficio ai quali può essere destinato personale specifico.

Polo della Sicurezza: Sono tanti anni che sentiamo parlare di polo della sicurezza (più frequentemente vicino alle scadenze elettorali). La necessità di dotarsi di infrastrutture nuove ed altamente sicure dal punto di vista sismico è sicuramente un obiettivo da prefissarsi. Il sisma emiliano del 2012 impone agli amministratori del futuro di dotarsi di strutture pubbliche che resistano ad ogni evenienza. Proposte di recuperare stabili esistenti non è una soluzione ma soldi buttati!!! Il Sindaco di Vignola e l’amministrazione dell’Unione dovranno impegnarsi a sottoscrivere un nuovo accordo di programma con ministero e regione per ottenere una maggiore partecipazione economica per un servizio che è statale. Gli enti locali possono sostituirsi alle mancanze dello Stato ma è bene ricordare che non può e non deve essere la regola. Parallelamente la concertazione con gli altri Sindaci dovrà proseguire con l’obiettivo di studiare un nuovo progetto che preveda maggiori spazi per protezione civile particolarmente sacrificati negli attuali progetti. Le aree finora proposte, ex-Galassini e area verde di fronte all’Avap, per ragioni diverse, non rispondono alle esigenze delle altre amministrazioni e dei servizi da inserire nel polo. Dal lato economico il progetto dovrà avere la sua sostenibilità per i bilanci dei comuni. Se per realizzare la nuova struttura, per mancanza di finanziamenti promessi o per il venire meno di partner, si impoveriranno ulteriormente i servizi il progetto non potrà avere il nostro consenso. Se per costruire una “cattedrale” si deve rinunciare a degli altri agenti o aumentare le rette scolastiche crediamo che sia necessario un ripensamento dell’opera.

Una scelta preoccupante: Vignola fuori dal Corpo unico di polizia municipale

Il percorso sembra ormai tracciato: Vignola uscirà dal Corpo unico di polizia municipale dell’Unione Terre di Castelli. Una decisione che rischia di avere pesanti ricadute sull’erogazione dei servizi e sui costi che dovranno sostenere in futuro le casse comunali. Il sindaco Pelloni dovrà rispondere a numerose domande, che non mancheremo di porgli nelle sedi opportune. La nota del gruppo consiliare del Partito Democratico:

In questi giorni abbiamo letto con preoccupazione le dichiarazioni del sindaco di Castelvetro Fabio Franceschini, titolare della delega alla sicurezza in Unione Terre di castelli, che ha denunciato l’intenzione della nuova giunta di Vignola di uscire dal Corpo unico di polizia municipale. Volontà confermata solo poche ore più tardi, quando è stata convocata per il 18 settembre p.v. una commissione consiliare con, all’ordine del giorno, il recesso dalla convenzione per la gestione associata del servizio.

Non è la prima volta che il sindaco Pelloni, e la compagine di centrodestra che lo sostiene, avanza una proposta del genere: già nella scorsa consiliatura, quando ricopriva la carica di vicesindaco, aveva lavorato per raggiungere un simile obiettivo, scongiurato in extremis da un accordo fra tutti i sindaci dell’Unione. Oggi ci riprova, forte della sua maggioranza, ma le condizioni che avevano sconsigliato all’allora sindaco Smeraldi di procedere su questa strada non sembrano essere venute meno, anzi!

Come gruppo consiliare del Partito Democratico esprimiamo tutta la nostra preoccupazione e contrarietà per una decisione politica che rischia di avere pesanti ricadute sulla qualità dei servizi erogati alla collettività e sui costi che una simile impresa farebbe ricadere sulle casse comunali. La sicurezza è un tema delicato e importante, che i cittadini avvertono come estremamente sensibile, e non può essere trattato con superficialità o, peggio, come strumento di mera propaganda a fini politici.

Inoltre, lascia perplessi l’ambiguità sull’argomento dimostrata dal sindaco Pelloni, il quale in campagna elettorale si era ben guardato dal prospettare una simile ipotesi, e che adesso, invece, con un’incredibile e frettolosa giravolta, decide di assumere una scelta estremamente saliente sia per l’amministrazione comunale che per l’Unione Terre di Castelli; a ciò si aggiunge il fatto che tale scelta, che incide sull’assetto di una delle maggiori funzioni trasferite all’Unione, è sopraggiunta prima ancora di aver presentato le linee programmatiche di mandato a tutto il consiglio comunale.

Abbiamo già effettuato un accesso agli atti per andare a fondo della questione, e capire, dati alla mano, le ragioni che spingono la giunta Pelloni verso una simile scelta. Il sindaco dovrà rispondere a numerose domande, che non mancheremo di porgli nelle sedi opportune: come pensa di gestire i servizi da qui in avanti, con quali coperture finanziarie e con quanto personale? Come intende assicurare il maggior presidio da parte delle forze dell’ordine sul territorio, tanto sbandierato in campagna elettorale? Quali obiettivi (di sviluppo) pensa di raggiungere e soprattutto quale sarà il destino, a questo punto, del Polo della sicurezza?

I primi cento giorni di questa giunta lasciano sbalorditi ed increduli, per scelte che appaiono orientate a misurare la distanza dalle altre amministrazioni, anziché al miglioramento dei servizi per lo sviluppo del territorio e a tutela della comunità.

Su verde e canile il merito non va a Pelloni: un check del primo mese e mezzo di nuova amministrazione

La giunta di Vignola ha iniziato a lavorare alacremente fin dal primo giorno dopo l’insediamento. Già affidato il servizio di sfalcio dell’erba e conseguito un risparmio netto sulla gestione del canile. Sui giornali e sui social il vicesindaco Pasini celebra la marcia in più impressa dalla nuova amministrazione alla macchina comunale. Peccato che su verde pubblico e canile gli atti fossero già stati assunti in precedenza. Aspettiamo ancora una decisione originale targata “giunta Pelloni”. 

Si sa, l’inizio di un mandato amministrativo è sempre accompagnato da una certa effervescenza: non solo per la novità rappresentata dal neosindaco, la neogiunta, il neoconsiglio, ma anche per il desiderio – e la curiosità un po’ maliziosa, specie degli sconfitti – di vedere se davvero le promesse elargite a piene mani in campagna elettorale troveranno poi una qualche concretizzazione. È la maledizione dei primi cento giorni, in cui pare che tutti i problemi e tutte le questioni (o quantomeno i più salienti) debbano trovare una soluzione. Non fa eccezione, ovviamente, la nuova amministrazione vignolese, guidata dal neosindaco leghista Pelloni, che già nei primi giorni dopo l’insediamento era freneticamente al lavoro per porre rimedio ai disastri combinati nei decenni precedenti dai comunisti e – ma solo negli ultimi tre anni – da quei civici fricchettoni capitanati da Smeraldi (di cui Pelloni era vice, ma vabbè…).

Via Libertà dopo gli interventi di manutenzione della cooperativa Aliante (9 agosto 2017).

In particolare, il primo «dossier» cui ha messo mano l’amministrazione è stato quello relativo al verde pubblico. A ragione, peraltro: le condizioni dei parchi a Vignola sono disastrose (senza contare la siccità delle ultime settimane), e in campagna elettorale tutti i candidati (tutti) avevano indicato nella cura del verde una priorità della propria azione amministrativa. Detto, fatto: appena accomodatasi sugli scranni più alti di via Bellucci, la nuova giunta ha proceduto immediatamente a esternalizzare il servizio di manutenzione orizzontale (l’erba, per intenderci) mediante un bando pubblico, vinto dalla cooperativa Aliante di Modena, la quale non ha perso tempo e si è messa subito all’opera, restituendo un minimo di dignità ai poveri parchi e alle misere aiuole di Vignola. Un trionfo: sui social dilaga la celebrazione del nuovo sindaco, con foto dell’erba finalmente sfalciata e hashtag di accompagnamento del tipo #silavoraatuttogas #noncibattenessuno #ilbuongiornosivededalmattino ecc. Sulla Gazzetta di Modena del 19 luglio scorso il vicesindaco Pasini si intrattiene nel descrivere i futuri interventi, e parla anche del verde pubblico: «Con le sole risorse del Comune – dice Pasini – non è possibile gestire tutto il vasto patrimonio di verde pubblico vignolese. Di qui la scelta di indire una gara per la sua gestione». Insomma, una scelta gestionale di assoluto buon senso, che garantisce un servizio efficiente ed efficace. Però…

L’articolo della Gazzetta di Modena del 19 luglio 2017. Sa sinistra a destra: Roberta Amidei, Alberto Frontini, Massimo Venturi, Simone Pelloni, Franca Massa e Angelo Pasini.

C’è un però. Nel decantare le lodi della nuova amministrazione intenta a restituire ordine e pulizia a Vignola, ci si dimentica di guardare cosa dicono gli atti. Che raccontano una storia leggermente diversa. Sul verde è facile notare come, innanzitutto, le risorse destinate a questo intervento fossero già state previste nel bilancio di previsione 2017-19, precisamente al capitolo 635/65, approvato l’8 marzo dal commissario prefettizio; ma, cosa più importante, la determina a contrarre per l’affidamento dello sfalcio dell’erba è stata firmata il 5 giugno dal responsabile del servizio (det. 193/2017), circa tre settimane prima che Pelloni vincesse il ballottaggio. Certo, tutti gli atti successivi sono stati siglati quando la nuova amministrazione era già in carica, e non dubitiamo che sindaco e assessori abbiano sollecitato questi interventi, ma pare difficile immaginare che sia il commissario prefettizio, sia il responsabile del servizio avessero agito prevedendo i futuri desiderata della nuova giunta! Leggendo l’intervista di Pasini sulla Gazzetta, pare invece che sia tutta opera, e merito, della nuova amministrazione…

Il post del vicesindaco Pasini del 29 luglio 2017

Ma non è l’unico caso di «accalappiamento» del merito in cui incorre il nuovo vicesindaco. Prendiamo l’evento più recente, ovvero la nuova convenzione per la cura e il ricovero dei cani abbandonati. Come scrive Pasini sul suo profilo Facebook, «il prossimo anno risparmieremo oltre i 40mila euro. Il Sindaco Simone Pelloni ha ottenuto in Giunta dell’Unione di pagare sul numero degli animali trovati a Vignola e poi inviati al canile per le cure e il mantenimento». Un altro straordinario successo della giunta Pelloni, che riesce a far risparmiare soldi ai cittadini vessati. Effettivamente, ci sarebbe molto da dire sulla precedente convenzione (scaduta il 13 giugno) tra i comuni dell’Unione (non tutti) per il servizio di accalappiamento e ricovero dei cani randagi. In sintesi: il servizio è gestito in forma associata dai comuni di Castelvetro, Guiglia, Marano, Montese, Savignano, Vignola e Zocca, ed era stato affidato alla cooperativa Caleidos, in seguito a una gara a evidenza pubblica, fino al 13 giugno 2017; la convenzione tra i comuni aderenti prevedeva di ripartire gli oneri finanziari in base al numero di abitanti; in seguito a un atto di indirizzo del consiglio dell’Unione Terre di Castelli (delibera n. 63/2016), si era deciso di indire un nuovo bando per l’affidamento del servizio che tenesse conto di un’innovativa modalità di gestione, sintetizzabile nella formula dell’affido immediato; le procedure per esperire la gara, però, sono in ritardo (tenuto conto della complessità), e per dare continuità al servizio il comune di Savignano – capofila dell’attuale convenzione –, in attesa che si perfezioni il nuovo bando, ha chiesto a ogni comune associato di provvedere direttamente al servizio. Tradotto: visto che la convenzione scade il 13 giugno e fino a quando non si procede al nuovo bando per l’affidamento del servizio (indicativamente fine anno), ogni comune faccia per sé. Cosa cui Vignola ha provveduto mediante una delibera del commissario prefettizio (sempre lui!) del 9 giugno scorso, con cui si affida l’incarico al canile «Il Giovanetto» di San Giovanni in Persiceto, per la cifra di € 12.883,20 fino al 31/12/2017.

Sicuramente un bel risparmio rispetto a quanto Vignola spendeva in precedenza. Peccato però che, in tutto questo, non sembri minimamente rientrare l’azione del sindaco Pelloni. Non nella decisione di sperimentare una nuova modalità di gestione del servizio, sancita dall’atto di indirizzo n. 63/2016 del consiglio dell’Unione (organismo in cui, all’epoca, Pelloni non sedeva); non nella scelta di affidare momentaneamente il servizio al canile di San Giovanni in Persiceto pagando in base al numero di cani (e vorremmo vedere il contrario, visto che è un contratto solo tra Vignola e l’affidatario!); nemmeno nella decisione di utilizzare questa modalità di riparto dei costi nella futura convenzione, dal momento che fonti informate ci dicono che questa scelta è stata condivisa tra tutti i sindaci interessati, a partire dal titolare della delega in Unione, Germano Caroli. Insomma, si capisce che il nuovo vicesindaco di Vignola voglia mostrare un certo dinamismo nell’affrontare i problemi: attendiamo quindi fiduciosi dai suoi prossimi post di capire quali altre soluzioni e decisioni verranno messe in campo. S’intende: originali della giunta Pelloni, con tanto di copyright.

ALLARME, SIAM FASCISTI?

Nel Paese dilaga un’onda nera, una nostalgia del Ventennio fatta di revisionismo, commemorazioni, paccottiglia, simbolismo e violenza, ma che sta assumendo sempre più una dimensione politica e istituzionale. Non servirà una legge a fermarla, ma può essere un primo passo. Anche le comunità locali possono fare molto, ma occorre volerlo: cosa che non sembra interessare la maggioranza al governo di Vignola.

Sgombriamo subito il campo da possibili critiche o fraintendimenti: nessuno pensa che i fascisti siedano nelle istituzioni di Vignola, e a essere onesti non sembra che esistano, sul territorio, organizzazioni che si richiamino esplicitamente alla galassia neofascista. Per intenderci, non ci sono sedi di CasaPound, Lealtà-Azione, Forza Nuova o quant’altro. Potremmo affermare che Vignola, con il suo passato antifascista, con l’attenzione che le amministrazioni precedenti hanno sempre riservato alla storia della Resistenza e l’impegno a ricordare gli episodi tragici della seconda guerra mondiale che ci hanno coinvolti (Pratomaggiore e Villa Martuzzi), hanno contribuito a comporre un tessuto civile e sociale che ci ha resi immuni da certi pericoli. Finora.

Non può già essere stato dimenticato quanto accaduto un anno e mezzo fa proprio qui, a Vignola e Modena: la sera dell’Epifania alcuni ragazzini vengono fermati e minacciati da quattro persone straniere, che li terrorizzano con una finta pistola domandandogli «Credete in Dio o in Allah?». L’episodio, increscioso, sicuramente grave, diviene però il pretesto per alzare il livello della tensione e speculare sulla paura della popolazione: e così, prima, la Lega mette in piedi un corteo a Vignola (organizzato dall’attuale presidente del Consiglio comunale, e a cui non può certo mancare l’attuale sindaco); poi, Forza Nuova, organizza una manifestazione a Modena contro il «bullismo islamico», al grido di «Modena non sarà Colonia!». Al presidio antifascista convocato al sacrario della Ghirlandina, sabato 16 gennaio, non era presente alcun esponente dell’attuale maggioranza.


Certo, un evento marginale (?) rispetto a quanto sta accadendo da alcuni mesi a questa parte in tutta la penisola: scorrendo le cronache si rimane allibiti dall’emergere di una violenza nera che sembrava relegata ai margini della vita politica e sociale italiana, e che invece si sta riproponendo con forza, reclamando il suo protagonismo. A titolo di esempio (assolutamente non esaustivo): nel giorno del 25° anniversario della strage di via D’Amelio, l’estrema destra protesta a Latina contro la decisione del sindaco di cambiare il nome del Parco «Arnaldo Mussolini», fratello del Duce, in «Falcone e Borsellino». Il 19 luglio, alla presenza della presidente della Camera Laura Boldrini, un folto numero di militanti di CasaPound, Forza Nuova e Fratelli d’Italia è sceso in piazza contro la nuova intitolazione. Tra fischi e braccia tese. Il 30 giugno, mentre il neosindaco di Genova Marco Bucci dichiarava «Casapound ha diritto ad aprire una sede», a Tor Bella Monaca un 52enne bengalese veniva picchiato da quattro ragazzi italiani perché destinatario di una casa popolare. Ancora, saluti romani e croci celtiche il 25 aprile al cimitero Maggiore di Milano: l’ultradestra commemora i caduti della Repubblica di Salò, beffando la Prefettura che aveva proibito la manifestazione. E via così, tacendo delle minacce e aggressioni quotidiane di cui sono vittime associazioni o singoli cittadini.

Cosa fare di fronte a tutto questo? Un primo passo può essere quello di mettere un punto fermo all’orgogliosa esibizione di gesti e simboli fascisti, così come al commercio, online e offline, di souvenir e gadget del Ventennio. È quello che tenta di fare il disegno d legge presentato nel 2015 dal deputato Emanuele Fiano: partendo da quanto afferma la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione (che vieta «la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista»), e sulla scorta delle leggi Scelba e Mancino, che puniscono l’apologia del fascismo e chi propagandi idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, la proposta mira a introdurre nel codice penale una nuova fattispecie relativa al reato di propaganda del regime fascista e nazifascista, proposta motivata dall’insufficienza degli strumenti apprestati dal legislatore per la repressione di tali comportamenti individuali di propaganda; infatti la proposta di legge – si legge nella relazione illustrativa – ha l’obiettivo «di delineare una nuova fattispecie che consenta di colpire solo alcune condotte che individualmente considerate sfuggono alle normative vigenti»: segnatamente, nella propaganda di immagini o contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco ovvero delle relative ideologie, anche solo mediante la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni che raffigurino persone, immagini o simboli chiaramente riferiti a tali partiti o ideologie, e nel richiamare pubblicamente la simbologia o la gestualità del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco ovvero delle relative ideologie (costituisce aggravante del delitto di cui all’art. 293-bis la propaganda del regime fascista e nazifascista commessa attraverso strumenti telematici o informatici).

Il deputato del Partito Democratico Emanuele Fiano, primo firmatario della proposta di legge contro la propaganda fascista

Il che, ripetiamo, è un primo passo, ma insufficiente. Però rappresenta un richiamo anche per la politica locale, un segnale d’allarme, un invito a non abbassare la guardia e a rimanere sempre vigili di fronte a certe manifestazioni ed espressioni. Per questo il gruppo PD ha presentato in consiglio comunale una mozione a sostegno della proposta di legge Fiano; ma non si è fermato lì: considerato che lo statuto del Comune di Vignola annovera tra i suoi principi fondamentali «la difesa e il consolidamento dei valori di libertà, uguaglianza e pari dignità sociale, pace e solidarietà» (valori di stampo decisamente repubblicano e antifascista), e ritenuto che è necessaria un’azione attenta e continua dell’amministrazione per non disperdere quei valori, mediante una continua opera di educazione civile e culturale, si chiedeva al sindaco e al consiglio comunale di «potenziare le azioni già in essere di educazione civile e culturale, in collaborazione con le scuole e le associazioni del territorio, ai temi della Resistenza e della Costituzione», così come di «assumere ogni ulteriore atto che si rendesse necessario per la prevenzione di episodi e manifestazioni di stampo fascista sul territorio comunale». Come si vede, un impegno concreto anche sul nostro territorio.


Come ha reagito la maggioranza la sera del 26 luglio, durante la discussione del punto? Scompostamente, e in ordine sparso: la consigliera di Vignola per tutti Claudia Grandi ha accusato il gruppo PD di essere strumentale («Siamo di destra, volete vedere se votiamo questa roba qui»: peccato che in questo modo l’equazione destra-fascismo l’abbia introdotta lei, non il PD); il capogruppo della Lega Nord, Enrico Valmori, si è dichiarato sicuro «che non corriamo il rischio di veder tornare il fascismo in Italia, quindi questa mozione è inutile» (evidentemente non è molto aggiornato sulle ultime cronache); il sindaco Pelloni si è attaccato ai cavilli giuridici, e ha assunto la linea di non appoggiare mozioni o proposte di ordine generale o ideologico (si vede che non ha letto bene il testo, soprattutto laddove chiedeva impegni precisi e concreti all’amministrazione, tutti di livello comunale). Insomma, per farla breve non l’hanno votata. Cosa grave, perché quantomeno sottolinea superficialità e conformismo nei confronti di chi grida che i problemi dell’Italia «sono ben altri». Invece, occorrerebbe attenzione nei confronti di quei principi e valori che contribuiscono a mantenere coesa una società sempre più lacerata: in questo modo, anche se innocentemente, non si fa altro che soffiare su un fuoco sempre più minaccioso, per l’Italia e l’Europa.

 

CETA: questo accordo non s’ha da fare? Un po’ di chiarezza

 

La sera di mercoledì 26 luglio è stato presentato un ordine del giorno della Coldiretti contro la ratifica del trattato di libero scambio tra il Canada e l’Unione europea (CETA). Vignola Cambia ha presentato un suo ordine del giorno autonomo, ma che andava nella medesima direzione. In realtà, non tutte le posizioni sono univoche tra le associazioni di categoria e anche tra le stesse forze politiche. La necessità di un’opinione meno netta, che tenga conto della complessità.

 

Che cos’è il CETA? Si tratta di un accordo di libero scambio tra il Canada, da una parte, e l’Unione europea, dall’altra, che coinvolge una pluralità di materie (tra cui disposizioni su trattamento nazionale e accesso al mercato per le merci, misure di difesa commerciale, ostacoli tecnici agli scambi, misure sanitarie e fitosanitarie, dogane e agevolazione degli scambi, sovvenzioni, investimenti ecc. ecc.) e la cui finalità principale si può esprimere in una sola frase: eliminare le barriere esistenti al commercio tra il Canada e gli stati membri dell’Unione europea. Insomma, un trattato pienamente inserito nel processo di apertura dei mercati nazionali, e che richiama da vicino il “cugino americano” TTIP.

Ovviamente, questo accordo non ha mancato di suscitare polemiche e proteste; in particolare, a far sentire la loro voce sono state alcune associazioni di categoria del mondo agricolo, tra cui una delle più importanti, Coldiretti, che ha inviato a tutti i comuni una proposta di ordine del giorno da discutere nei consigli comunali. Secondo Coldiretti, il trattato nasconderebbe più di un rischio, da contrapporsi ai presunti benefici che deriverebbero dalla sua applicazione. Per esempio, si introdurrebbe un sistema di acritica deregolamentazione degli scambi e degli investimenti, con il rischio di pregiudicare la competitività del sistema agricolo nazionale; i benefici previsti in termini di crescita economica e occupazionale non sono eccezionali, e comunque non tali da giustificare i rischi insiti nell’accordo; il CETA introduce un sistema di competizione selvaggia e senza limiti; l’abbattimento istantaneo dei dazi potrebbe avere, sempre a detta dell’associazione, un impatto gravissimo sulla tenuta delle piccole e medie imprese agricole italiane (qui potete leggere il testo completo; odg di Coldiretti sul CETA).

I consiglieri di Vignola Cambia, probabilmente non soddisfatti dell’esaustività o incisività del documento presentato da Coldiretti, hanno depositato un proprio ordine del giorno, che sottolineava a sua volta alcuni pericolosi aspetti racchiusi nelle pieghe dell’accordo. In particolare, hanno richiamato l’attenzione sull’istituzione del ICS, ovvero il sistema della regolazione delle controversie sugli investimenti, che inciderebbe negativamente sul principio di sovranità degli stati, su quello di uguaglianza e su quello di imparzialità e indipendenza dei giudici; ancora, sulla mancata inclusione nell’accordo del principio di precauzione, così come quello di equivalenza; e, inoltre, sull’esclusione di ben 250 (su 291) indicazioni geografiche italiane (DOP e IGP) da qualsiasi genere di tutela, con impatti gravissimi sulla qualità del nostro made in Italy (qui il testo della mozione di Vignola Cambia: odg di Vignola Cambia sul CETA).

Le severe critiche mosse all’accordo hanno certamente degli aspetti di ragionevolezza, che non possono essere snobbati con superficialità. Al tempo stesso, però, occorre fare chiarezza su alcuni aspetti, per non rischiare di finire incastrati in un’unica visione. Innanzitutto, occorre ricordare che CETA è estremamente complesso: si tratta di quasi 2000 pagine, che un consigliere comunale non ha il tempo, le competenze e il supporto tecnico necessario per approfondire adeguatamente; con tale premessa, il rischio è che nella discussione si assumano posizione pregiudiziali, non analizzando il merito dell’accordo ma schierandosi acriticamente pro o contro la liberalizzazione del commercio e la globalizzazione; la posizione della Coldiretti è molto netta, ma non si può dimenticare che associazioni hanno espresso un parere opposto rispetto a quest’ultima: CIA, CONFAGRICOLTURA, ALLEANZA COOPERATIVE ITALIANE, COOPAGRI, AGRINTESA, AICIG si sono tutte espresse a favore dell’accordo, così come i Consorzi di tutela DOP e IGP PROSCIUTTO DI PARMA, ACETO BALSAMICO e PARMIGIANO REGGIANO. Inoltre, se è vero che l’accordo CETA è un documento lungo e complesso, e pertanto di difficile lettura e comprensione, in merito ad alcune perplessità espresse nell’ordine del giorno di Coldiretti è possibile fare riferimento alla Dichiarazione esplicativa della Commissione europea, allegata all’accordo stesso. Per esempio, l’accordo prevede che i protocolli europei vengano certificati sulla base delle norme canadesi, mentre quelli del Canada sulla base dei criteri dell’Unione Europea: per cui non potranno essere importati nell’UE prodotti trattati con sostanze vietate all’interno dell’UE. Il CETA non comporterà alcuna diminuzione degli standard fitosanitari, con un conseguente rischio di facilitare le importazioni in Europa di OGM o alimenti trattati con prodotti chimici non autorizzati dall’UE e, pertanto il CETA non inciderà sulle vigenti restrizioni UE in tema di carni bovine contenenti ormoni e/o OGM, nè violerà il cosiddetto “principio d precauzione” nella disciplina della produzione alimentare a tutela della salute umana e dell’ambiente. Per quanto riguarda l’impatto sull’importazione in Europa di prodotti OGM, l’accordo dispone espressamente che le sue norme troveranno comunque applicazione nella misura in cui non deroghino alle disposizioni previste dagli Stati a tutela della salute dei propri cittadini. Ancora, per quanto riguarda i prodotti IGP e DOP: nel territorio canadese saranno tutelate 143 Indicazioni Geografiche europee agroalimentari, con la possibilità di aggiungerne altre in futuro (come espresso nella dichiarazione 6, comma 7). Tra le 143 ve ne sono 41 italiane, tra le quali anche le denominazioni di “Prosciutto di Parma” e “Prosciutto San Daniele” che non potevano essere utilizzate in Canada da oltre venti anni. L’inclusione di una disposizione in tema di indicazioni geografiche può essere vista come un risultato importante delle trattative, considerata la tradizionale posizione del Canada rispetto al concetto europeo di IG e ai conflitti tra le due parti in merito ad alcuni nomi.

Ovviamente, è interesse del PD difendere le produzioni e le tipicità agricole e agroalimentari dell’Italia e del nostro territorio, e non siamo insensibili alle preoccupazioni e ai timori dei produttori italiani, che temono un impoverimento del valore del proprio lavoro, così come quelle dei consumatori, che sono preoccupati degli standard qualitativi e di sicurezza dei prodotti potenzialmente importabili nel mercato europeo; tuttavia, risulta difficile assumere una posizione di netta contrarietà all’accordo, soprattutto in considerazione del fatto che non padroneggiamo (e, come noi, pure gli altri colleghi consiglieri, che però evidentemente possiedono maggiori certezze) tutti gli elementi conoscitivi relativi allo stesso che ci consentano di esprimere un giudizio compiuto e di merito relativo a esso. Per questo la nostra posizione è stata di astensione. Che, si noti, non vuole essere un modo per non entrare nel merito delle questioni che questo accordo solleva: questioni sistemiche, che coinvolgono la visione che abbiamo del nostro posto nel mondo e dei rapporti che vogliamo intrattenere con esso (economici e non solo). Anzi, questo potrebbe essere uno stimolante punto di partenza per un dibattito più ampio e approfondito, che non si incagli sulla nettezza di un voto consigliare e lasci il tempo di uno studio maggiormente equilibrato. Noi ci siamo, chi altri?

 

Consiglio comunale del 26 luglio 2017: ordine del giorno

Domani sera, alle 20.30, è convocato il consiglio comunale.
Ecco l’ordine del giorno della seduta:

1. LETTURA ED APPROVAZIONE VERBALI SEDUTA PRECEDENTE.
2. COSTITUZIONE DEI GRUPPI CONSILIARI E DESIGNAZIONE DEI RISPETTIVI CAPIGRUPPO – PRESA D’ATTO.
3. NOMINA COMMISSIONI CONSILIARI – PROVVEDIMENTI.
4. DETERMINAZIONE INDENNITA’ DI FUNZIONE AMMINISTRATORI (D.M. 4.4.2000 N. 119 E ART. 82 D.Lgs. 267/00) – DECORRENZA NUOVO MANDATO ELETTORALE 2017/2022.
5. ASSESTAMENTO GENERALE E SALVAGUARDIA DEGLI EQUILIBRI DI BILANCIO ESERCIZIO 2017/2019 – VARIAZIONE N. 3 AL BILANCIO DI PREVISIONE 2017/2019.
6. ORDINE DEL GIORNO PERVENUTO DALLA FEDERAZIONE PROVINCIALE COLDIRETTI DI MODENA FINALIZZATO ALLA CONDIVISIONE DA PARTE DEL COMUNE DELL’AZIONE DI COLDIRETTI PER UN COMMERCIO LIBERO E GIUSTO E PER UN’EUROPA LIBERA DAL CETA.
7. ORDINE DEL GIORNO PERVENUTO DAL GRUPPO CONSILIARE “VIGNOLA CAMBIA” AD OGGETTO: “NO ALLA RATIFICA DEL CETA (COMPREHENSIVE ECONOMIC TRADE
AGREEMENT).
8. ORDINE DEL GIORNO PERVENUTO DAL GRUPPO CONSILIARE “VIGNOLA CAMBIA” AD OGGETTO: “CONSIGLIO COMUNALE APERTO”.
9. MOZIONE PERVENUTA DAL GRUPPO CONSILIARE “PARTITO DEMOCRATICO” A
SOSTEGNO DEL PROGETTO DI LEGGE “INTRODUZIONE DELL’ART. 293bis DEL CODICE
PENALE, CONCERNENTE IL REATO DI PROPAGANDA DEL REGIME FASCISTA E
NAZIFASCISTA” ( AC 3343).

Siete tutti invitati a partecipare!

Solidarietà a Renzo Catucci

Nel corso del Consiglio Comunale svoltosi il 27 Dicembre il Partito Democratico ha espresso vicinanza al consigliere comunale di Sassuolo Renzo Catucci, la nota del Segretario del PDVignola Federico Clò letta prima dello svolgimento dei lavori del Consiglio:

Intervengo questa sera per esprimere vicinanza e solidarietà al consigliere comunale di Sassuolo Renzo Catucci, vittima di un gesto vandalico ai danni della propria autovettura su cui sono stati incisi una svastica e la scritta “ebreo”.
Riteniamo importante, come PD e ancora di più come amministratori esprimere solidarietà al consigliere Catucci. Questo gesto, speriamo ascrivibile ad una gogliardia di cattivo gusto, ci indica come sempre costante debba essere l’azione di diffusione di una cultura della memoria, in particolare attraverso l’impegno dei cittadini con le istituzioni e nelle istituzioni.
A Renzo va la vicinanza del PD di Vignola e del gruppo consigliare, a cui siamo sicuri si aggiungerà tutto il Consiglio Comunale di Vignola

Il Consiglio Comunale di Vignola ha poi espresso una unanime solidarietà al Consigliere di Sassuolo Renzo Catucci.

Approvato l’ODG del Pd Vignola sul 70° anniversario del voto alle donne

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L’intervento della Consigliera del Partito Democratico Antonia Zagnoni:

La presentazione di questo ordine del giorno, a poca distanza dall’anniversario della Liberazione del nostro Paese, mi induce ad una riflessione di più ampio respiro sull’evoluzione del tessuto sociale che ha caratterizzato l’Italia in questi 70 anni. E’ indubbio che la figura femminile sia quella che ha saputo interpretare e, a posteriori, segnare il passo di tutti i passaggi epocali che hanno caratterizzato il dopoguerra, fino ai giorni nostri. La conquista difficile della libertà ha visto in più  contesti impegnate le donne, sia quelle che hanno partecipato attivamente alla Resistenza, sia coloro che, in posizione più nascosta, nelle retrovie, hanno combattuto la loro lotta nella dimensione familiare.

Non importa quale fosse il ruolo o l’azione in cui erano impegnate loro c’erano. C’erano, con il loro carico di tensioni, di paure, di preoccupazioni , che, come solo chi è donna può capire, solo le donne stesse sanno dissimulare e affrontare con inspiegabile coraggio. Chissà che emozione e che soddisfazione deve aver rappresentato l’occasione di poter votare per la prima volta, quali aspettative verso il nuovo mondo che si apriva loro davanti. Già quello, in quel momento, voleva dire sentirsi finalmente uguali, cittadine, partecipi attive alla vita politica dell’Italia che di lì a poco avrebbero contribuito a rendere Repubblica. A volte mi chiedo se le generazioni successive abbiano saputo veramente cogliere quell’opportunità, portare a compimento quel progetto di mondo che ci è stato consegnato ad un costo così elevato, ma pieno di prospettive in potenza da realizzare, una sorta di trampolino da cui avremmo potuto librarci, mettendo a frutto quel testimone che ci era stato passato.

Il nostro sistema legislativo ancora oggi fatica a dare concretezza al dettato costituzionale che vede lo Stato impegnato a togliere gli ostacoli di ordine sociale che rendono effettivo il principio di uguaglianza, non è in grado di garantire parità di trattamento tra uomo e donna nel contesto lavorativo, non permette di conciliare adeguatamente lavoro e famiglia.

Pur risiedendo in una Regione che può vantare un buon livello di servizi, che si è dimostrata sensibile e attenta ad intercettare i bisogni delle fasce più deboli della popolazione, non posso non constatare che spesso, ancora oggi, ci troviamo di fronte alla difficile scelta tra la realizzazione personale e il prenderci cura di chi amiamo. Certo, possiamo accedere a tutte le professioni, anche a quelle tradizionalmente maschili, ma nella mia pur breve esperienza da procuratore legale, ho assistito e vissuto in prima persona i compromessi imposti da un ambiente competitivo, dove correttezza, pazienza e capacità di mediare non sono sempre prerogative apprezzate e dove la sensibilità è un lusso che non ci si può permettere, anzi è percepita come indice di debolezza.

Sogno per mia figlia e per i nostri giovani, interpreti del domani, un futuro prossimo dove il processo di uguaglianza divenga una certezza, senza snaturare, ma valorizzando le peculiarità della diversità di genere, in un’ottica di rispetto e di solidarietà nei confronti dell’altro. E’ questa una sfida per la quale richiedo il vostro impegno.

Qui il testo dell’ODG.